21 Settembre, 2026 Cesenatico

Gasolio alle stelle, pescatori e Comuni scrivono al ministro Lollobrigida

Il prezzo del gasolio utilizzato dai pescherecci ha raggiunto 1,30 euro al litro, una quota mai registrata neppure nelle fasi più difficili degli ultimi anni. Un aumento che sta mettendo in seria difficoltà le imprese ittiche dell’Emilia-Romagna, costrette a fare i conti con costi di esercizio sempre più pesanti e margini economici ormai ridotti al minimo.

Per questo motivo le cooperative della pesca e i Comuni della costa romagnola hanno scritto al ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, chiedendo un intervento urgente. Al centro della lettera c’è lo sblocco del credito d’imposta sul carburante, misura introdotta dal Masaf nel maggio scorso e destinata a coprire fino al 20% della spesa sostenuta dalle imprese.

Il provvedimento è stato accolto positivamente dal settore, ma la sua applicazione si sarebbe arenata nel confronto tra i diversi ministeri coinvolti e l’Agenzia delle entrate. Il risultato è che gli operatori, pur avendo sostenuto spese molto elevate, non possono ancora contare concretamente sull’agevolazione annunciata.

Nel frattempo la crisi non concede tregua. Il costo del gasolio incide in maniera determinante sui bilanci dei pescherecci e rischia di rendere antieconomiche diverse giornate di lavoro in mare. A questo si aggiungono le difficoltà già provocate dalla riduzione delle risorse ittiche, dalla presenza del granchio blu, dalle morie di molluschi e dai limiti imposti alle attività di pesca.

Comuni e rappresentanti delle marinerie chiedono quindi che il credito d’imposta diventi rapidamente operativo e che ne venga valutata l’estensione almeno fino al 31 dicembre 2026. La richiesta comprende anche l’apertura immediata di un tavolo di confronto con il Ministero e la Regione Emilia-Romagna.

L’auspicio è che l’incontro si svolga in presenza, direttamente sulla costa, per consentire alle istituzioni nazionali di ascoltare le imprese e conoscere da vicino le condizioni in cui lavorano. Come sede viene proposta Cesenatico, una delle principali marinerie dell’Adriatico e città simbolo di un comparto che chiede risposte concrete prima che l’aumento dei costi costringa altre imbarcazioni a restare ferme in porto.

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