6 Ottobre, 2026 Cesenatico

Giornalisti in sciopero il 28 novembre, lo scontro Fnsi–Fieg sul contratto e il futuro dell’informazione

Il 28 novembre i giornali italiani potrebbero non andare in edicola o essere aggiornati solo online. La Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti, ha proclamato uno sciopero nazionale per chiedere il rinnovo del contratto collettivo Fnsi–Fieg, scaduto da oltre dieci anni, e per lanciare un allarme sullo stato di salute dell’informazione in Italia.

Nel comunicato diffuso dalla Federazione si legge che il giornalismo rappresenta un “presidio fondamentale per la vita democratica”, ma che “la qualità dell’offerta informativa si sta deteriorando”. Gli editori, secondo il sindacato, non avrebbero saputo cogliere “le opportunità della trasformazione digitale e, di fronte alla crisi dei media tradizionali, avrebbero scelto quasi esclusivamente la strada del taglio del costo del lavoro”: redazioni ridotte, retribuzioni in calo, ripetuti stati di crisi, casse integrazioni e migliaia di prepensionamenti.

Per la Fnsi tutto ciò ha “inaridito l’offerta di notizie” con ricadute sul pluralismo e sul diritto dei cittadini a essere informati. Da qui la richiesta di un nuovo contratto che recuperi il potere d’acquisto eroso dall’inflazione, favorisca l’ingresso dei giovani, riconosca diritti e retribuzioni adeguate alle migliaia di collaboratori e corrispondenti – spesso precari – che alimentano ogni giorno le pagine dei giornali. Il sindacato chiede anche che il contratto contempli le nuove figure professionali, regoli l’uso dell’intelligenza artificiale e l’equo compenso per i contenuti ceduti sul web.

Lo sciopero, precisa la nota, non avrebbe motivazioni politiche ma l’obiettivo di ribadire che un’informazione di qualità è possibile solo se chi la produce è “professionale, libero e tutelato” nei propri diritti.

Di segno opposto la posizione della Fieg, la Federazione italiana editori giornali, che in un proprio documento ricorda come nell’ultimo decennio il settore abbia subito un dimezzamento dei ricavi. Nonostante ciò – sottolineano gli editori – sarebbero stati fatti “significativi investimenti” per garantire informazione e salvaguardare l’occupazione.

Secondo la Fieg, il contratto di lavoro dei giornalisti è rimasto ancorato a modelli organizzativi superati dall’evoluzione tecnologica: eccessivamente rigido, costoso e appesantito da norme considerate “paradossali”, come il pagamento delle ex festività soppresse da una legge del 1977. Il sistema degli scatti di anzianità in percentuale – definito “un unicum” – avrebbe comunque garantito nel tempo il potere d’acquisto degli stipendi.

Gli editori sostengono di aver presentato una proposta economica “importante”, ma lamentano una presunta indisponibilità del sindacato a modificare le regole del contratto. Per questo giudicano “poco costruttiva” la decisione di proclamare lo sciopero in una fase già difficile per i conti delle aziende editoriali e fanno appello al “senso di responsabilità” dei giornalisti, confidando in un confronto più realistico sulle sfide dell’editoria e della professione.

Fra queste due visioni – quella di chi denuncia un lavoro sempre più precario e quella di chi teme che i conti non reggano senza una revisione profonda del contratto – si consumerà il 28 novembre l’ennesimo braccio di ferro sul futuro del giornalismo italiano.

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