La corsa alla segreteria cesenate del partito democratico fra Matteo Gozzoli e Alessandro Pilotti – più che un derby in seno alla sinistra – sembra, per lessico e contenuti, la sfida fra due candidati di partiti diversi.
Il sindaco di Cesenatico – che la logica dà per strafavorito – è il nome prescelto dai vertici, quello in geometrica sintonia con l’establishment, l’amico di Lattuca e De Pascale, l’amministratore che, in quasi dieci anni di mandato, non è mai uscito dal “cerchio della fiducia” del Pd. Non a caso, sulla sua candidatura – si dice – abbia pesato molto l’endorsement di Paolo Lucchi che lo vedrebbe molto bene, nella primavera del 2027, come futuro candidato al Parlamento alle prossime elezioni politiche. La strada, insomma, per Matteo sembra tratteggiata e un po’ di esperienza sul territorio servirà proprio per prepararlo a scenari più impegnativi.
Pilotti, al contrario, è il “grillo parlante” della sinistra, quello che non risparmia le “picconate” ai vertici, che se la prende con i sindaci “che definiscono la linea del partito al di fuori degli organismi dirigenti”, che reclama un “maggior coinvolgimento dei circoli”, che non perde occasione per lamentarsi del “poco dialogo all’interno del Pd” e “di quei candidati calati dall’alto senza alcuna concertazione con la base” (durissime le sue prese di posizione dopo le ultime Regionali). Insomma, un’anima di sinistra che però vorrebbe cambiare tanto – forse troppo – nei Dem, fissando anche nuove regole, non solo di principio. E, infatti, nel suo documento politico programmatico si parla sì di una “maggiore valorizzazione del ruolo dei Giovani Democratici e del coordinamento delle Donne Democratiche”, ma anche di “convocazione degli organi di partito nei tempi stabiliti dal regolamento di federazione”, di “incompatibilità di ruoli amministrativi e di partito”, di “incandidabilità su scala regionale, nazionale o europea durante l’eventuale mandato”.
Una candidatura “di rottura” la sua e, pertanto, almeno sulla carta, con possibilità ragionevolmente ridotte. Perchè Pilotti, interprete da sempre dell’anima più ‘liberal’ della sinistra, non rappresenta nessuna corrente (neppure quella della prima Schlein), ma soprattutto perchè un suo eventuale successo (e l’effetto domino che ne scaturirebbe) avrebbe conseguenze troppo impattanti sugli equilibri presenti e futuri del Pd cesenate.