E’ sempre raro trovare vicino alla riva esemplari di cavallucci marini. Si tratta di una specie presente – da sempre – nell’Alto Adriatico, ma di solito nuotano più al largo senza mai avvicinarsi troppo all’arenile. Eppure, ieri mattina, in occasione della rievocazione storica della Pesca alla Tratta, diversi cavallucci marini sono rimasti impigliati nelle reti (e poi ovviamente liberati in mare).
Come mai cosi tanti? Ce lo spiega il biologo marino Giuseppe Montanari detto “Renzo”, secondo cui “la presenza del cavalluccio marino è, prima di tutto, un buon indicatore di qualità ambientale”.
“I cavallucci marini – dice – nelle acque romagnole sono aumentati negli ultimi anni, anche perchè la qualità del nostro mare è in fase di miglioramento. Oggi ne vediamo tanti perché siamo nel periodo dell’accoppiamento e dunque sono più mobili”.
Il cavalluccio marino è un esemplare molto particolare: “E’ il maschio che partorisce i piccoli – spiega Montanari – e l’accoppiamento è quasi istantaneo: la femmina depone le uova nella sacca del maschio, che le feconda. I piccoli arrivano a maturazione e, quando raggiungono 1-2 millimetri di grandezza, escono dalla sacca e crescono da soli”.
“Si nutrono di piccoli pesci e crostacei che gli capitano vicini perché – prosegue il biologo – non hanno molta mobilità. La loro caratteristica è quella di sapersi mimetizzare molto bene nell’ambiente e, con la loro coda, si attaccano là dove trovano un comodo appiglio. Nell’Adriatico – conclude – esistono due specie: una di una colorazione marroncino scuro e l’altra, più grande, tendente al giallo”.