20 Settembre, 2026 Cesenatico

La morìa di vongole spinge le barche verso Rimini

Una morìa improvvisa di vongole – con picchi fino al 70 % di mortalità registrati lunedì 1 settembre – ha colpito duramente i fondali antistanti Ravenna, Cesenatico e Goro. I pescatori non riescono ancora a capacitarsi: “Fino a giovedì 25 agosto erano abbondanti, poi l’incubo è scattato in un batter d’occhio”. 

Si sospetta un impatto negativo dell’acqua dolce derivante dalle forti piogge, che avrebbe alterato il delicato equilibrio salino di queste acque. E sarebbe l’eventualità più auspicabile visto che, nel giro di pochi giorni – se fosse davvero questo il problema – i valori del mare dovrebbero tornare alla normalità.

Da parte sua, la Regione Emilia‑Romagna ha garantito un impegno tempestivo nella risposta alla crisi. In un comunicato dello scorso 2 settembre Michele de Pascale e Alessio Mammì hanno ribadito che saranno al fianco degli operatori “raccogliendo segnalazioni e quantificando i danni”. Sulla stessa linea anche il sindaco Gozzoli che, a sua volta, ha assicurato il massimo sostegno alle imprese locali.  

Sull’altro versante politico, i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia – tra cui Luca Pestelli – chiedono di fare chiarezza sul possibile ruolo del rigassificatore al largo di Ravenna, ipotizzando che le sue emissioni possano aver alterato l’ossigenazione del mare e aggravato il fenomeno di anossia. 

Di fronte a questa emergenza, i pescatori del consorzio ravennate starebbero valutando una mossa drastica: richiedere il passaggio temporaneo all’area di pesca di Rimini, dove la situazione appare più stabile. L’idea è semplice: consentire alle undici imbarcazioni di Cesenatico che, di solito, pescano nelle acque ravennati di lavorare qualche miglia un po’ più a sud per evitare un fermo artificiale dell’attività. Ma a Rimini, dove le barche di Cesenatico sono soltanto due, la prospettiva è accolta con timore.

Gli operatori locali temono un vero e proprio “sovraccarico” sulle risorse marine riminesi, già esposte alla fragilità degli ecosistemi costieri. Una flotta aggiuntiva potrebbe alterare l’equilibrio biologico e incidere negativamente sulla biodiversità e sulla sostenibilità futura della pesca nella zona.

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