Tre secoli fa, camminando sulla spiaggia tra Rimini e Cesenatico, si poteva assistere a un fenomeno oggi quasi completamente dimenticato: dalla sabbia bagnata affioravano piccolissime sorgenti d’acqua dolce. Non pozze lasciate dalla marea e neppure rivoli provenienti dai fiumi, ma zampilli che sembravano arrivare direttamente dal sottosuolo.
A raccontarlo fu Luigi Ferdinando Marsili, scienziato, militare e naturalista bolognese considerato tra i pionieri dell’oceanografia. L’osservazione risale al 1715 e compare in una lettera inviata il 31 luglio a Giovanni Maria Lancisi, medico di papa Clemente XI e importante studioso della natura.
Marsili riferì di avere individuato «in più siti della spiaggia arenosa fra Rimini e Cesenatico», durante il riflusso, numerose sorgenti di acqua dolce, definite “picciolissime” ma di ottima qualità. Secondo il naturalista, quelle acque continuavano a scaturire anche quando il mare tornava a ricoprire la spiaggia. Il passaggio è riportato alle pagine 173 e 174 della tesi di Daniela Clementini dedicata alla figura e alle ricerche dello scienziato. Università di Bologna
L’immagine è affascinante: una costa ancora priva di stabilimenti, lungomari e quartieri turistici, sulla quale il movimento dell’Adriatico faceva apparire e scomparire minuscoli occhi d’acqua. Con il riflusso le sorgenti diventavano visibili; con l’avanzare del mare tornavano a lavorare silenziosamente sotto la superficie.
Marsili non si limitò a registrare il fenomeno. Provò anche a spiegarlo, ipotizzando l’esistenza di flussi sotterranei capaci di raggiungere il mare. Arrivò a immaginare sorgenti più grandi, «al pari de’ fiumi», collegando quanto osservato sulla costa romagnola ad altri fenomeni studiati tra Marsiglia e Cassis. A suo giudizio, proprio questi apporti nascosti potevano spiegare perché in alcuni punti l’acqua marina risultasse meno salata in profondità.
La tesi precisa tuttavia che allo studioso sfuggivano le cause reali del fenomeno. La sua interpretazione apparteneva inevitabilmente alle conoscenze del primo Settecento e l’espressione “fiumi sotterranei” non deve essere presa alla lettera. L’intuizione di una comunicazione fra falde continentali e mare, però, era tutt’altro che fantasiosa.
Oggi l’idrogeologia studia infatti la “submarine groundwater discharge”, cioè lo scarico di acque sotterranee in mare. L’acqua può attraversare terreni e sedimenti costieri e affiorare sul fondale o nella zona interessata dalle maree; non necessariamente come un fiume racchiuso in una grande galleria, ma anche attraverso una moltitudine di percorsi invisibili nella sabbia. Il fenomeno può comprendere acqua dolce, acqua marina ricircolata nel sottosuolo oppure una miscela delle due.
Non è possibile stabilire, sulla sola base della testimonianza, dove si trovassero esattamente quelle sorgenti né se siano ancora attive, nascoste sotto l’arenile trasformato e il fondale costiero. Rimane però una descrizione eccezionale della Riviera precedente al turismo: una spiaggia sulla quale, quando il mare si ritirava, la terra sembrava restituire all’Adriatico piccole vene d’acqua dolce.