A Cesenatico Noir la musica entra nelle atmosfere del mistero e della narrazione. Questa sera (venerdì 24 luglio), in piazza Ciceruacchio, le suggestioni sonore dei maestri Karsten Braghittoni e Carlo Borsari accompagneranno l’incontro con gli scrittori Diego Lama e Chiara Moscardelli.
Li abbiamo incontrati entrambi per parlare di questa affascinante contaminazione tra letteratura e musica, del loro percorso artistico e delle sfide che oggi il mondo musicale è chiamato ad affrontare.
Karsten, il noir non è fatto solo di trame e misteri, ma soprattutto di atmosfere. Quanto può essere importante la musica nel costruire emozioni e accompagnare il pubblico dentro una narrazione?
Karsten Braghittoni: «La musica è fondamentale nella costruzione delle emozioni. Accompagna lo spettatore, qualunque sia il genere del film o del racconto, aiutandolo a immergersi ancora più profondamente nella storia. È capace di suscitare risate, commozione, gioia o tristezza. È la colonna vertebrale della narrazione: dà un senso compiuto a ciò che le immagini e le parole raccontano.»
Carlo Borsari, chitarrista, compositore e docente, lei è un musicista cesenate capace di spaziare dal jazz alla musica classica fino alla ricerca contemporanea. Dopo tanti anni di percorso artistico, cosa significa continuare a cercare nuove strade espressive?
Carlo Borsari: «È vero, sono molti anni che studio, pratico e vivo la musica, che rappresenta ormai una parte essenziale della mia esistenza. Considero la ricerca di nuove strade espressive un’attitudine irrinunciabile, perché la musica racchiude infinite possibilità comunicative ed espressive, profondamente radicate nell’esperienza umana. La musica riesce a dare voce tanto alla dimensione concreta della vita quotidiana quanto a quella più spirituale e trascendente. Attraverso la ricerca musicale il mio spirito continua a trovare vitalità, alimentandosi di curiosità, interesse e piacere. Sono questi gli elementi che mantengono vivo un percorso di crescita personale, in un dialogo continuo tra ciò che siamo e ciò che facciamo.»

Karsten, il flauto è uno strumento capace di evocare atmosfere molto diverse, dalla delicatezza alla forza espressiva. Come è nato il suo rapporto con questo strumento?
Karsten Braghittoni: «Avevo dodici anni quando ascoltai il Concerto per flauto e orchestra di Jacques Ibert. Fu un’autentica folgorazione. Da quel momento mi avvicinai alla musica classica e iniziai gli studi in Conservatorio, un percorso che mi avrebbe poi portato, da adulto, a diventare il primo assistente universitario di alto perfezionamento in tecnica e interpretazione flautistica assunto in Italia. Ancora oggi il flauto rappresenta il mezzo attraverso il quale esprimo la gioia di interpretare compositori e linguaggi musicali diversi, condividendo questa passione con gli altri musicisti.»
Maestro Borsari, qual è oggi lo stato di salute della musica, e in particolare della musica classica e contemporanea? Servono nuovi linguaggi per avvicinare i giovani?
Carlo Borsari: «Mi piacerebbe partire da una considerazione diversa: la musica non dovrebbe essere osservata come un organismo di cui misurare lo stato di salute. Essa attraversa ogni aspetto della nostra vita e rappresenta molteplici dimensioni dell’esperienza umana. È vero che la musica classica e contemporanea, soprattutto quella di ricerca, si sviluppa spesso all’interno di contesti accademici o istituzionali. Forse, più che chiederci quale sia lo stato della musica, dovremmo interrogarci sullo stato della cultura, dell’istruzione e dell’educazione. Credo comunque che il desiderio di ricerca musicale sia ancora vivo, nonostante le forti pressioni esercitate da modelli sempre più orientati al mercato e agli aspetti commerciali. Le giovani generazioni potranno avvicinarsi a questo patrimonio soprattutto attraverso la curiosità, la conoscenza e la disponibilità a mettersi in gioco. Da docente penso che educare significhi prima di tutto dare l’esempio. L’insegnamento è un atto d’amore e passa principalmente attraverso ciò che si vive e si trasmette, più che attraverso le spiegazioni.»
A entrambi: quali progetti, concerti e collaborazioni state portando avanti in questo periodo?
Karsten Braghittoni e Carlo Borsari: «I progetti sono numerosi e spaziano dalla musica impressionista di inizio Novecento fino ai programmi contemporanei, comprendendo anche le composizioni di Astor Piazzolla scritte per questa formazione in duo. Siamo inoltre felici di proporre, in trio e quartetto, programmi dedicati alla Bossa Nova e alle colonne sonore cinematografiche, senza mai abbandonare il repertorio barocco, che consideriamo la spina dorsale della musica composta dalla metà del Settecento fino ai giorni nostri.»
Cesenatico è una città turistica con grandi potenzialità culturali, ma spesso il turismo premia ciò che fa più rumore rispetto a ciò che lascia un valore nel tempo. Da artisti, pensate che oggi sia necessario trovare un nuovo equilibrio tra intrattenimento e cultura?
Karsten Braghittoni e Carlo Borsari: «Ne siamo convinti. Si potrebbero ottenere risultati straordinari se si riuscisse a costruire una programmazione musicale continuativa e non limitata a eventi sporadici. Cesenatico dispone di luoghi splendidi e suggestivi che si presterebbero perfettamente a ospitare iniziative di questo tipo, capaci di creare un vero indotto culturale e di arricchire ulteriormente l’offerta della città.»
La VoceRomagnola
