5 Ottobre, 2026 Cesenatico

La scuola aperta, il turismo chiuso: dalla Regione l’ennesima mazzata

Non chiamatela soluzione. E forse nemmeno sperimentazione. Perché quando una decisione arriva dopo mesi di discussioni, di prese di posizione trasversali, di richieste arrivate dai territori, dai Comuni e dalle categorie economiche, e alla fine si decide di andare comunque nella direzione opposta, allora la sensazione è una sola: si è deciso di fare come si voleva fare fin dall’inizio.

La Regione Emilia-Romagna ha annunciato – dal 2026 per un campione limitato di scuole e dall’anno successivo per tutti – l’apertura anticipata delle scuole con attività extrascolastiche dal 31 agosto al 14 settembre per i bambini delle primarie (dai 6 agli 11 anni). Una misura presentata come sostegno alle famiglie, come risposta concreta alle esigenze dell’accudimento, come intervento di welfare moderno. Belle parole, intenzioni nobili. Ma il problema è che, dietro gli slogan, resta una domanda enorme: qualcuno ha davvero pensato alle conseguenze?

Per mesi dai territori era arrivato un pressing chiaro. A Cesenatico, per esempio, il tema era stato affrontato persino in maniera bipartisan, con un ordine del giorno votato superando appartenenze e bandiere politiche. Le associazioni degli albergatori, gli operatori turistici, le categorie economiche avevano spiegato con chiarezza quale fosse il rischio: modificare, anche indirettamente, il calendario di settembre avrebbe prodotto un colpo pesante al turismo.

E invece niente. L’assessora Isabella Conti, evidentemente desiderosa di lasciare una traccia della propria stagione amministrativa (dopo il pollice verso allo Spring Break), ha partorito una soluzione che assomiglia più a un esercizio di ingegneria politica che a una risposta reale ai problemi. Perché nella sostanza cambia tutto.

Perché si può raccontare che la scuola non anticipa formalmente l’inizio delle lezioni, ma il messaggio che arriverà alle famiglie sarà chiarissimo: a settembre i bambini devono essere a casa, devono tornare nei territori, devono essere pronti. E allora addio alle settimane settembrine sulla Riviera. Addio a quelle famiglie di Bologna, Modena, Parma, Reggio Emilia, Ferrara, che rappresentano da sempre una parte decisiva della clientela della costa romagnola.

Ci raccontano da anni che bisogna destagionalizzare. Ci chiedono di tenere aperte le strutture più a lungo, di investire, di ampliare i servizi, di costruire un turismo che superi luglio e agosto. E poi, con la stessa mano, si crea un meccanismo che spingerà migliaia di famiglie ad anticipare il rientro dalle ferie già all’ultima settimana di agosto. Una contraddizione difficile da spiegare.

Per la Riviera settembre non è un dettaglio. Non è un mese di riempimento. È una parte fondamentale dell’economia turistica. È il momento delle famiglie, del clima migliore, delle vacanze senza caos, di un pezzo importante di fatturato.

E allora il dubbio resta: davvero nessuno ha visto il problema? Oppure lo si è visto e lo si è considerato un danno collaterale accettabile?

Perché la sensazione, ormai da tempo, è che il turismo romagnolo venga celebrato nei discorsi ufficiali e dimenticato quando si prendono decisioni vere. E questa, al netto delle buone intenzioni, rischia di essere l’ennesima conferma.

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