Sarà inaugurata domenica 6 dicembre, al museo della marineria, la mostra “Navigare per ricordare. Gli orizzonti marittimi di Gianluca Marcon”, un’esposizione che invita il pubblico a salire a bordo del diario di viaggio di un navigatore che ha scelto di trasformare le proprie rotte in un racconto visivo e sentimentale. Fino a domenica 25 gennaio 2026 i visitatori potranno esplorare un universo fatto di acquerelli, note, tracce e memorie legate al mare e alla navigazione.
Velista e skipper di lunga esperienza, Gianluca Marcon è illustratore per diletto e, come lui stesso ama dire, per necessità: è attraverso il disegno che trattiene le impressioni più vive dei luoghi attraversati. I suoi taccuini non sono semplici quaderni di schizzi, ma vere e proprie mappe emotive, in cui l’osservazione del paesaggio si intreccia con ricordi, incontri, condizioni del mare e del cielo.
La tecnica prediletta è l’acquerello, spesso arricchito da elementi che provengono direttamente dai luoghi visitati. A volte i colori sono “trovati in loco” – come i fondi di caffè usati per sfumature inaspettate – altre volte i disegni si completano con piccoli reperti: foglie raccolte lungo le coste, frammenti che diventano parte integrante della pagina. Il risultato è un diario di bordo in cui l’immagine non è mai disgiunta dalla parola: annotazioni e appunti accompagnano le vedute, ne spiegano l’origine, raccontano condizioni del vento, dettagli tecnici e stati d’animo.
I luoghi ritratti da Marcon sono quelli più amati dagli appassionati di vela. Il viaggio comincia nelle lagune di Venezia e di Grado, terre di confine tra acqua e cielo, dove case abbandonate, isole, campanili e relitti di memoria si fondono con una natura tanto fragile quanto affascinante. Le tavole restituiscono quell’atmosfera sospesa in cui ogni canale può diventare una rotta e ogni barena un approdo inatteso.
La rotta prosegue poi tra le isole maggiori e minori del Mediterraneo, mare di incontri, culture e storie millenarie. Qui gli acquerelli di Marcon colgono la luce intensa, le coste frastagliate, i porticcioli e le rade silenziose dove si getta l’ancora per una notte. Le pagine, arricchite di coordinate, note di navigazione e brevi commenti, restituiscono non solo l’immagine del luogo, ma anche i gesti del navigare: l’ingresso in porto, il cambio di vento, la scelta di una baia riparata.
Infine il viaggio si spinge verso nord, fino ai mari resi celebri dai romanzi di Björn Larsson: Scozia, Ebridi, Lofoten. Qui il mare si fa più severo, la navigazione più solitaria e selvaggia. Il tratto di Marcon si adatta ai paesaggi nordici, ai cieli bassi e mutevoli, alle scogliere scure: le pagine si riempiono di scali remoti, ridossi cercati con cura, approdi che sembrano ai confini del mondo abitato. È un mare che chiede rispetto, e che nelle tavole dell’artista emerge in tutta la sua intensità.
Questi diari di bordo non sono pensati soltanto per la memoria personale dell’autore. Le sue pagine, così ricche di informazioni, diventano di fatto un “portolano” non ufficiale, ma dettagliato e prezioso per i velisti che desiderano ripercorrere le stesse rotte. Chi naviga può ritrovare suggerimenti pratici, scorci e ancoraggi segreti; chi non naviga, può comunque viaggiare con l’immaginazione, seguendo la traccia dei disegni e delle parole.
La mostra è realizzata in collaborazione con Mare di carta, casa editrice e libreria veneziana fondata e diretta da Cristina Giussani, da anni punto di riferimento per chi ama il mare e la letteratura di mare. Mare di carta è anche l’editore dei libri di Gianluca Marcon, nei quali questi diari prendono forma editoriale, aprendosi a un pubblico ancora più ampio.
“Navigare per ricordare” è così molto più di un’esposizione di acquerelli: è un invito a pensare il mare come spazio di memoria e di narrazione, un luogo che non si esaurisce nella rotta tracciata sul plotter, ma continua a vivere nelle pagine di un taccuino, nei colori assorbiti dalla carta, nelle annotazioni rapide scritte in pozzetto. Un’occasione per scoprire come il gesto antico del tenere un diario di bordo possa ancora oggi trasformare il viaggio in una storia da condividere.