Ci sono libri che raccontano una storia e libri che riescono a dare un corpo al tempo. “Come ti difendi” (Mondadori) appartiene alla seconda specie. Francesco Zani costruisce infatti un romanzo in cui gli anni Settanta della sua Cesenatico non valgono come fondale nostalgico, ma come punto di pressione: il luogo in cui le esistenze si formano, si deformano, imparano presto che nascere dentro una famiglia, un paese, una lingua, significa anche dover contrattare con un destino già scritto.
Sergio e Armando, i due poli del libro, portano addosso questa tensione con una naturalezza dolorosa: uno viene dal mare e dall’eredità dei pescatori, l’altro dal tennis e da un talento che dovrebbe promettere libertà; eppure entrambi scoprono che il vero avversario non è il mondo aperto, ma il recinto invisibile delle attese, delle vergogne, dei silenzi.
La forza di Zani – nella vita ufficio stampa del sindaco di Cesenatico – sta proprio qui: nel non trasformare mai la diversità in uno slogan o in una parola d’ordine. La racconta invece come esperienza incarnata, come attrito quotidiano fra ciò che si è e ciò che gli altri sono pronti a concederci di essere. Per questo il suo romanzo possiede una qualità ormai rara: prende sul serio i sentimenti senza abbellirli, li lascia esposti alla luce crudele della provincia, dove ogni deviazione diventa chiacchiera, soprannome, sentenza.
Eppure, dentro questo paesaggio severo, Zani trova una pietà profonda, mai consolatoria. Persino la domanda che dà titolo al libro suona meno come una posa letteraria che come una ferita comune: in che modo ci si protegge dalla famiglia, dall’amore, dal desiderio, dalla paura di somigliare troppo a ciò da cui si vorrebbe scappare?
In filigrana si sente il lavoro dichiarato dall’autore sulla lingua e sul dialetto cesenaticense, ma ciò che colpisce davvero è la capacità di far emergere una voce narrativa che non “colora” il mondo locale: lo reinventa.
La provincia romagnola, con i suoi pescatori, i circoli, i tabù, i corpi osservati e giudicati, diventa così un piccolo teatro totale, quasi epico nella sua misura minuta. Non c’è folclore, non c’è compiacimento identitario: c’è semmai il tentativo, riuscito, di restituire ai luoghi una densità morale e musicale.
Ed è proprio qui che Come ti difendi compie il suo passaggio più bello: trasforma una storia locale in una forma universale. Il fatto che sia Mondadori a pubblicarlo non è un dettaglio industriale, ma una consacrazione meritata fino in fondo. Perché Zani dimostra di saper fare ciò che la narrativa migliore compie da sempre: prendere un lembo di mondo preciso, perfino marginale, e renderlo necessario a tutti.