La mano sul cuore, l’abito nero impeccabile, l’Italia collegata con il mondo: la scena è di quelle che dovrebbero mettere tutti d’accordo. E invece, per Laura Pausini, l’Inno di Mameli intonato in mondovisione durante la cerimonia d’apertura dei Giochi invernali di Milano-Cortina si trasforma in un caso. Proprio alla vigilia della sua attesa esperienza sanremese, arriva una bocciatura pesante che rimbalza sui social e divide il pubblico.
A metterla nero su bianco è la Gazzetta dello Sport nelle pagelle della serata: voto 5,5 e giudizio senza appello. “Elegantissima in nero”, scrive il quotidiano, ma “intona per modo di dire, visto che canta in playback”. E qui sta il punto: “Nulla da eccepire sulla qualità tecnica del prodotto”, concede la Gazzetta, “ma le parole di Mameli richiedono passione, non interpretazione”. In caso contrario, la resa diventa “virtuosismo” e, per l’autore, “con un’Olimpiade c’entra poco. Figurarsi con l’inno”.
Il bersaglio, dunque, non è la precisione dell’esecuzione, quanto l’idea stessa di trattare l’inno come una performance: un brano da “rendere” più che da cantare. Una linea critica che intercetta un sentimento già diffuso nella discussione online, dove c’è chi parla di versione “sontuosa” e chi, al contrario, accusa la cantante di aver “rovinato” Fratelli d’Italia.
In mezzo, Pausini resta al centro della scena: icona pop internazionale chiamata a rappresentare l’Italia in un momento simbolico, ma anche artista che – nel bene e nel male – porta sempre un’impronta personale. Stavolta, però, la firma a qualcuno non è piaciuta. E quando si tocca l’inno, la temperatura sale subito.