Quando mi mostra la copia del conto corrente con il flusso dei bonifici (dai 20 agli 80 euro), confesso di rimanerci un po’ così. Faccio i conti della serva e, alla fine, fanno quasi tremila euro al mese, il doppio dello stipendio del mio amico Marco che, ogni giorno, si alza alle 5 del mattino per andare a lavorare da Amadori.
Vanessa (nome di fantasia) abita a Cesenatico e, stanca delle telefonate della banca (“signora, il conto è in rosso…”), per arrotondare lo stipendio da commessa (900 euro al mese part-time), ha trovato un sistema ingegnoso: vendere le foto dei suoi piedi.
Il mondo fetish, del resto – sempre in bilico tra gioco e sex-workers – è molto “generoso” e, soprattutto, in clamorosa espansione. E allora, senza la pretesa di giudicare né di suggerire alcun modello (a scanso di equivoci meglio lo studio ed un lavoro “serio”) vale la pena capire meglio questo fenomeno a cui, piaccia o no, ricorrono sempre più donne anche del nostro territorio.
Vanessa, per quale ragione hai deciso di vendere le foto dei tuoi piedi?
“Per me, come per tutte, c’è solo una ragione: guadagnare qualche soldo extra in una società in cui lo stipendio non basta mai”.
Come hai cominciato?
“Non sono una persona particolarmente disinibita, quindi questo mondo non l’ho cercato io. Tutto è cominciato quando, ormai tre anni fa, misi in vendita su Vinted un paio di vecchi stivali usati. Pensavo di essere contattata da donne e, invece, mi scrisse un uomo, facendomi strane domande: prima mi chiese di descrivergli nei minimi dettagli il livello di usura delle scarpe, poi pretese una foto in cui avrei dovuto indossarle. Ci misi un po’ a capire le sue intenzioni ma oggi, con il senno di poi, posso dire che fu quello il mio primo incontro online con un feticista”.
E come finì la vendita?
“Per quegli stivali avevo fissato un prezzo di 35 euro, ma azzardai e a lui dissi che ne volevo 100. Mi fece un bonifico istantaneo e, da quel momento, mi si aprì un mondo”.
Quindi tu recluti i tuoi clienti su Vinted?
“Inizialmente sì perché, dopo di lui, si fecero vivi altri uomini, ma quella non è una piattaforma ideata per questo genere di commercio. E allora passai prima a instagram e Telegram e poi ad Only Fans”.
Tutto facile dunque?
“In realtà no perché io ho la mia vita, con le mie relazioni e le mie amicizie e dunque, pur non facendo nulla di male o di illegale, non mi farebbe piacere se qualcuno un giorno scoprisse ciò che faccio. Inoltre, c’è il problema dei molestatori. Per fare questo ‘lavoro’ bisogna rendersi totalmente anonime, creare account e conti correnti appositi, mascherare segni di riconoscimento e tatuaggi, assicurarsi che le transazioni siano al 100% sicure”.
Quanto guadagni al mese?
“Dalle 2 alle 3mila euro, ma non è tutto netto”.
In che senso?
“Nel senso che le foto non mi costano niente, ma spesso i clienti vogliono acquistare un paio di scarpe indossate e allora, ogni due-tre mesi, ordino una decina di sneackers low-cost su Amazon e, a rotazione, le indosso”.
Altre spese?
“Quelle del pedicure che, a seconda delle richieste, devo cambiare almeno un paio di volte alla settimana perché il colore delle unghie, spesso, è un fattore decisivo. C’è chi le ama nere e chi, invece, le vuole rigorosamente color naturale. La maggior parte delle volte faccio da sola, ma qualche volta vado dall’estetista”.
Ma il feticista dei piedi ha una sessualità disturbata?
“Non direi. Sono gusti come tanti altri che non sfociano quasi mai nella patologia mentale. Io non penso male dei miei clienti, li tratto come persone normali, assecondando semplicemente un loro desiderio. Cerco di farlo con umanità e anche con un pizzico di professionalità perché, anche se è un gioco, non bisogna mai prendere in giro nessuno”.