Il problema, per Monica Battistini, è semplice: Dance Dream prepara spettacoli di danza e musical, ma le condizioni di utilizzo del Teatro Comunale, una struttura piccola con appena 200 posti effettivamente vendibili a serata, non consentono alla scuola di portare entrambe le sezioni sul palcoscenico cittadino a costi sostenibili, senza andare in perdita. “Dal 2016 la nostra scuola non si esibisce più nel teatro della nostra città”, denuncia la presidente. “È un regolamento ormai datato e con troppi paletti”.
Il primo riguarda le giornate disponibili. Il regolamento concede, di norma, allo stesso richiedente tre giorni nell’anno solare, comprese le prove, con un massimo di otto ore quotidiane. “Per fare uno spettacolo hai bisogno almeno di tre giornate alla volta”, spiega Battistini. Una per prepararlo, le altre per rappresentarlo e replicarlo: il tempo disponibile si esaurisce così con una sola produzione.
“A noi servirebbero sei giornate. Avendo due sezioni distinte, danza e musical, siamo costretti a una scelta: o la danza o il musical. Sacrificare una sezione non è un’opzione”. Spostare una parte dell’attività altrove, aggiunge, “raddoppierebbe i costi di noleggio del service audio e luci”.
Il secondo ostacolo è economico. Per le associazioni di volontariato o di promozione sociale che ottengono il patrocinio, il regolamento prevede una riduzione del canone del 50% dalla seconda giornata, purché il biglietto non superi i 15 euro. Le spese del personale e delle maschere restano a carico degli organizzatori.
La questione, dunque, è quanto costi utilizzare il teatro mantenendo un prezzo del biglietto che consenta di sostenere la produzione. “Gli spettacoli di musical si vendono già a 18 e a 20 euro per coprire le spese”, osserva Battistini. La soglia prevista per l’agevolazione, sostiene, “non tiene conto degli aumenti”.
“Quindi la sezione di musical è tagliata fuori”, conclude, riferendosi alla sostenibilità economica dei propri spettacoli. E contesta il confronto con chi entra nella programmazione comunale: “Le associazioni dilettantistiche che fanno musical possono rientrare perché inserite nel cartellone del Comune. Noi potremmo entrare solo con danza. Dove sta la democraticità?”.
La critica si estende alla politica: “La sinistra non sostiene le associazioni e livella tutto verso il basso, la destra fa solo casino e polemica. Nessuno ascolta e dialoga davvero con il territorio”.
Ma il nodo più doloroso è quello umano: “A fare le spese di questa rigidità fermata a dieci anni fa sono soprattutto i ragazzi del territorio, che si vedono rifiutata la possibilità di esibirsi nella propria città. Sembra una nostra scelta, ma è una decisione obbligata”.
Le soluzioni proposte prendono spunto dai modelli adottati nei teatri vicini, da Cervia a Cesena e Rimini: un calendario distinto per gli istituti scolastici, le associazioni senza scopo di lucro e il settore dello spettacolo e della danza. Gli istituti scolastici dispongono già, di norma, di otto giornate per ciascuna direzione o istituto nell’anno scolastico, senza canone né spese del personale. Battistini propone di concentrare queste attività entro aprile e di riservare ai saggi di danza e musical il periodo da metà maggio a metà giugno, consentendo fino a sei giornate, suddivise in blocchi da tre.
A queste proposte si aggiungono service condivisi, maggiore flessibilità nella gestione del personale, un referente tecnico dedicato e tariffe più contenute. In particolare, Battistini chiede che le associazioni possano gestire la biglietteria digitalizzata con propri incaricati, per ridurre i costi delle maschere.
“Non chiediamo privilegi, ma regole adeguate per far sì che il Teatro Comunale torni a essere la casa dei ragazzi del territorio”, conclude la presidente. Per il futuro auspica anche una visione a lungo termine, che porti Cesenatico “a dotarsi di un’arena o di un teatro moderno polifunzionale, capace di ospitare grandi eventi e promuovere il turismo culturale”.