7 Novembre, 2026 Cesenatico

Velia Mantegazza: “Più rispetto per la vela di Tinin”

Nel cuore di Cesenatico c’è una bottega dove non si può comprare nulla. E’ quella di Velia Mantegazza che, dopo la scomparsa di Tinin, ha deciso che la memoria di quel che avevano fatto insieme nella vita e – soprattutto – quel che aveva fatto lui, doveva rimanere. 

E così, in quelle quattro mura nel cuore di via Fiorentini, ha trasferito il “laboratorio” di Tinin, esponendo le opere che parlano di lui e della sua arte, da sempre declinata su più dimensioni: le illustrazioni, le scenografie, il cabaret, la poesia in filastrocca, la televisione, il giornalismo, il teatro e la musica, in cui specialmente Velia si è cimentata, amica di Roberto Vecchioni e Ricky Gianco, Franco Battiato e Gino Paoli, Ornella Vanoni e Umberto Bindi. Regista di tante opere alla Scala di Milano, Velia ha firmato dei programmi storici della televisione italiana, come ad esempio, sul finire degli anni ’80, “Alla Ricerca dell’arca” di Mino D’Amato. 

Pur viaggiando tanto per lavoro, ha condiviso con Tinin gli anni d’oro di Cesenatico, quando la città era meta di tanti personaggi celebri: “Il turismo in questa città – ricorda oggi Velia – deve dire grazie a due persone: Primo Grassi, che era un genio nel settore della vacanza, e Giorgio Ghezzi, grandissimo amico di Tinin, che qui ogni estate portava i grandi nomi del jet set: Gino Bramieri, Walter Chiari, Dario Fo e Franca Rame, Cochi e Renato. Con tutti loro ho splendidi ricordi sulla spiaggia del bagno Internazionale. Eravamo un gruppo bizzarro ma molto unito, anche se tutti noi venivamo da percorsi di vita molto distanti. Penso ad esempio a Bruno Lauzi che aveva idee politiche molto estreme, ma col quale, alla fine, di politica non si parlava mai”.  

Velia, perchè questa bottega?  

“Qui sono custodite una piccola parte delle opere di Tinin. E’ un po’ come se fosse il suo ufficio che ho deciso di mettere a disposizione di chi l’ha amato e di chi vuole scoprirlo. Qui si parla tanto, si ricorda, si guarda, ma non si acquista nulla”. 

Sono tutte opere di Tinin?

“Quasi tutte. Ad esempio appeso ad una parete c’è un quadro che ritrae un grosso maiale del suo amico fraterno Antonio Sabatelli, grande pittore e scultore, uno dei più brillanti esponenti del panorama artistico degli anni ’50, ’60 e ’70. Antonio era un bell’uomo che piaceva tanto alle donne e con il gentilsesso era tremendo ma, anche se sono passati tanti anni (Sabatelli morì nel 2001), non dirò mai di chi fosse l’amante”.

Quali altri “intrusi” ci sono nella bottega?

“C’è una scultura bianca in ceramica realizzata, negli anni della giovinezza, da Emanuele Luzzati, premio oscar nel 1966 per il meraviglioso cortometraggio animato ‘La gazza ladra’. Di lui ho anche un lampadario che ho avuto per tanti anni nella mia abitazione ma che, per la sua forma eccentrica, non ho mai utilizzato come tale”. 

Perchè ha deciso di restare a vivere nella Cesenatico vecchia?

“In riva al mare non ci sono mai voluta andare. Giorgio Ghezzi, più volte, chiese a me e a Tinin di prender casa vicino all’hotel Internazionale, ma noi abbiamo sempre declinato anche perchè, in quegli anni, sul lungomare non c’era granché”. 

Come ha visto cambiare in questi anni Cesenatico? 

“E’ diventata una gran bella città con un’elevata qualità della vita. Ma, se posso permettermi, dovrebbero curarla un po’ di più…”.  

Se Tinin fosse ancora vivo gli piacerebbe questa Cesenatico? 

“Penso proprio di sì perchè è stato lui, non io, a decidere di voler vivere qui. Io sono stata felice, ma la decisione è stata tutta sua. A Tinin piaceva tanto la gente di Cesenatico e devo dire che era anche contraccambiato. Fino a quando quel maledetto diabete non l’ha costretto in casa, girava la città in lungo e in largo col suo motorino. E lo conoscevano tutti, anche il sindaco Natali che, in quegli anni, mi chiamava spesso perchè, secondo lui, in motorino Tinin andava troppo veloce”. 

Cesenatico ha reso omaggio in maniera giusta a Tinin Mantegazza? 

“Mah, le promesse sono state tante. Se mi permette preferirei non rispondere a questa domanda…”.

E qual è invece oggi il progetto di Velia Mantegazza?

“Guardi, io ho compiuto 87 anni lo scorso mese di marzo, non mi resta tantissimo da vivere e quindi, prima di andarmene, vorrei riuscire a mettere a posto tutte le opere di Tinin. A partire dai tantissimi quadri che ho ancora nella mia casa”. 

Ci sono progetti che lui avrebbe voluto fare in vita e che invece sono rimasti incompiuti? 

“Sì tantissimi perchè lui sfornava un progetto al giorno. Ad esempio pochi sanno che avrebbe voluto creare una rotonda in viale Trento. Aveva già fatto il disegno, ma non lo fece mai vedere a nessuno”. 

A Cesenatico la Vela resta la sua opera più emblematica: cosa pensa quando le passa accanto? 

“Per la verità, noto soprattutto l’incuria e, infatti, spesso mi tocca urlare con chi di dovere per far tagliare l’erba sempre troppo alta. Non si vede neppure più la scritta… Eppure quella, anche secondo Tinin, è la più bella piazza di Cesenatico, quella che lui aveva scelto per salutare la città e per rendere omaggio al mondo della marineria. E poi quella vela, se è stata fatta bianca, un motivo ci sarà e quindi non può avere tutti quei colori, non è stata concepita così…”.

Ci tiene tanto a quell’opera?

“Sì perchè, come sapete, Tinin non ha voluto essere sepolto. Parte delle sue ceneri sono disperse a Sorrivoli, le altre nella tomba di famiglia, anche se lui non avrebbe voluto. In ogni caso, io ogni mese ho un appuntamento fisso con lui. Vado alla Vela a salutarlo e a portargli qualche fiore. E lì ritrovo spesso i suoi amici, quelli di sempre che, magari con un bicchiere di vino in mano, lo salutano ricordando i tempi che furono”.    

Due anni fa ci fu una mostra alla galleria comunale dedicata a Tinin: qual è stata la risposta?

“Fantastica, ma direi che tutte le sue mostre a Cesenatico, come altrove, hanno avuto successo. A me pare che l’amministrazione abbia un grande rispetto per la sua storia. E, del testo, Tinin è un artista ancora molto attuale…”

In che senso? 

“Le dico solo una cosa: ‘Il diario di un insetto’ del 1964, che ho voluto ristampare personalmente, andrà al prossimo salone del libro dell’Emilia Romagna. E’ un libro che ha più di 60 anni, ma sembra scritto ieri”.     

Il presepe della marineria è diventata un’opera sempre più importante che, soprattutto negli ultimi anni, ha segnato parecchio l’identità di Cesenatico: Tinin sarebbe stato contento? 

“Sarebbe stato felice certo, ma sapeva che la tradizione era in buone mani: Mino Savadori, con cui s’inventò l’opera, lo considerava un po’ il figlio che non ha mai avuto”.

Ci sono opere di Tinin Mantegazza che nessuno ha mai visto…

“Sì e quelle resteranno a sua sorella e, soprattutto, alla sua amatissima nipote, Anna Gervasoni, che a 26 anni aveva già la cattedra alla Bocconi ed oggi, a 50 anni, è una delle più grandi economiste italiane. Il chè, lasciatemelo dire, è piuttosto bizzarro visto che nessuno di noi in famiglia ha mai avuto grandi dimestichezza con l’economia”.

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