I numeri ufficiali descrivono un turismo regionale in crescita, ma la situazione vissuta da molti albergatori della Riviera appare un po’ diversa. “I dati aggregati dicono che va tutto bene, ma basta parlare con un albergatore per accorgersi che la realtà è un’altra”, osserva Emilio Zorini, consulente di BEE-FAMILY.
Durante la settimana, sottolinea Zorini, molti hotel e stabilimenti balneari lavorano al di sotto delle proprie possibilità. “I feriali sono quasi vuoti e il weekend prova a salvare la settimana. La vera domanda non è quanti turisti arrivano in Romagna, ma chi riesce a intercettarli e con quale modello”.
Secondo il consulente, la Riviera deve quindi smettere di inseguire esclusivamente i grandi numeri e scegliere un posizionamento preciso. “Non credo che la Romagna debba rincorrere il lusso. E non penso neppure che basti parlare genericamente di autenticità. Serve un’esperienza coerente, riconoscibile e affidabile”.
Da qui nasce la proposta della comfort hospitality, un modello basato sulla fiducia del cliente. “La caratteristica del comfort food non è la qualità assoluta, ma la certezza. Sai cosa troverai e sai che non resterai deluso. La stessa cosa può accadere nell’ospitalità”.
Per Zorini, la Romagna potrebbe diventare una destinazione scelta non perché esclusiva, ma perché rassicurante. “Non il porto migliore del Mediterraneo, ma il porto sicuro. Il luogo in cui sai che starai bene, che sarai accolto davvero e che il rapporto tra quello che spendi e quello che ricevi reggerà”.

Il problema principale, tuttavia, non sarebbe la mancanza di risorse. “Il vero blocco non parte dai soldi, ma dalla testa. Molti imprenditori fanno fatica a rimettersi in gioco e continuano a difendere modelli che funzionavano vent’anni fa”.
Zorini individua tre fattori che rischiano di frenare l’evoluzione dell’offerta: i gruppi organizzati, la dipendenza dalle piattaforme online e il peso dei clienti storici. “I gruppi garantiscono camere piene e rischio apparente pari a zero, ma nel tempo possono ridurre i margini. Le OTA sono uno strumento utile quando fanno parte di una strategia, diventano pericolose quando coincidono con l’intera strategia”.
C’è poi il tema degli ospiti affezionati. “Spesso si dice: se cambio qualcosa, i vecchi clienti non tornano. Può essere vero, ma quella cerchia si restringe ogni anno e non sempre viene sostituita da una nuova domanda”.
Il consulente invita quindi gli operatori a interrogarsi sul prodotto offerto. “È facile attribuire le difficoltà ai costi energetici, alla concorrenza estera o ai turisti che spendono meno. Sono tutte ragioni reali. Ma la domanda più difficile è un’altra: è ancora questo il prodotto che voglio offrire?”.
La Romagna, secondo Zorini, avrebbe già tutte le condizioni per affrontare il cambiamento. “Ha una tradizione ospitale autentica, una cucina identitaria, una buona accessibilità e un calendario di eventi sempre più forte. Ma deve trasformare queste risorse in una promessa chiara”.
“Prima ancora del piano di investimento – conclude – bisogna chiedersi cosa vogliamo essere tra vent’anni. Chi trova una risposta trova anche il metodo e la strada. Chi non se lo chiede continuerà a difendere l’esistente, finché non resterà più nulla da difendere”.