5 Ottobre, 2026 Cesenatico

Cesenatico, conti in ordine ma manca una visione per la città

di Peppe Panella

Qualche settimana fa è stato presentato in pompa magna il rendiconto dello scorso anno e, come sempre, i conti e il relativo bilancio si prestano a diverse chiavi di lettura. È chiaro che, per l’amministrazione, si tratti del miglior bilancio possibile, ma qualche considerazione di natura non tecnica, bensì più strettamente politica e strategica, è inevitabile.

Se i conti sono “in ottima salute”, viene spontaneo chiedersi: ottima salute per chi e per cosa?

Il rendiconto racconta indubbiamente una gestione prudente: debito ridotto, tempi di pagamento virtuosi, avanzo disponibile consistente. Tutti segnali positivi, soprattutto in un contesto nazionale complicato per gli enti locali. Ma proprio qui sta il punto: un bilancio sano non dovrebbe essere un traguardo da esibire, bensì uno strumento da utilizzare. Con parsimonia, certo, ma pur sempre da utilizzare.

Perché, se da un lato si sottolinea con orgoglio un avanzo di oltre 5 milioni di euro, dall’altro emerge una certa timidezza nell’impiego di queste risorse. L’investimento sull’ex Lavatoio è certamente significativo, ma resta isolato rispetto alla dimensione complessiva delle disponibilità. Il resto viene distribuito in interventi ritenuti importanti ma generici. Il documento parla di lavori su strade, scuole e ciclabili, ma senza che emerga una visione forte, riconoscibile, capace di incidere davvero sul futuro della città. Non si capisce la direzione. Qualche detrattore malizioso ha persino insinuato che sembri più il bilancio di un grande condominio che quello del terzo comune più grande della provincia di Forlì-Cesena.

C’è poi un altro elemento che merita attenzione: l’elevato Fondo crediti di dubbia esigibilità, oltre 31 milioni di euro. È vero che è in riduzione, ma resta una cifra enorme, che racconta una realtà meno lineare di quella descritta con toni trionfalistici. Una parte rilevante delle entrate, infatti, esiste sulla carta ma fatica a trasformarsi in risorse effettivamente disponibili. Anche questo fa parte dello “stato di salute” del bilancio e non può essere messo tra parentesi. Tradotto in termini comprensibili anche ai non addetti ai lavori, significa che una parte consistente di quelle somme potrebbe non essere mai incassata, oppure esserlo con forte ritardo.

Inoltre, il miglioramento della riscossione, citato come un successo, deriva in parte da maggiori accertamenti su IMU e TARI. Bene recuperare evasione e morosità, ma questo non equivale automaticamente a crescita economica o sviluppo del territorio. Anzi, rischia di rappresentare una leva più difensiva che strategica.

Il punto, quindi, non è stabilire se i conti siano in ordine: indubbiamente lo sono. Il punto è capire se questa solidità venga poi trasformata in un progetto ambizioso, capace di generare nuove infrastrutture e, di conseguenza, un nuovo dinamismo economico adeguato ai tempi. 

Una città come Cesenatico, con una forte vocazione turistica e un’identità ben definita, avrebbe bisogno di investimenti più coraggiosi e strutturali, di una rigenerazione urbana diffusa — quella vera, non travestita da interventi spot — di innovazione nei servizi, di maggiore attrattività per giovani e imprese, di sostenibilità concreta e non soltanto dichiarata.

Un visitatore che arrivasse per la prima volta nella nostra città troverebbe una realtà completamente spezzata in due, forse addirittura in tre o quattro parti, se si considerano anche le frazioni del forese. Mentre la zona di Levante viene “impupazzata” per la stagione estiva, la zona di Ponente continua a presentare uno scenario di imbarazzante degrado urbano. E non saranno certamente gli stradelli pedonali del nuovo Waterfront a invertire una tendenza che ormai appare endemica.

Il riferimento non è soltanto alle colonie abbandonate, sulle quali il Comune non ha responsabilità dirette, trattandosi di immobili privati, ma anche a spazi pubblici, aiuole, strade e segnaletica spesso indecorosi. In alcuni mesi dell’anno, turisti e vacanzieri non vivono la città come una località di qualità, ma finiscono per bivaccare, con tutte le conseguenze sul decoro urbano che questo tipo di “mood” estivo si porta dietro.

Ecco, forse almeno in questo caso si sarebbe potuta inserire a bilancio qualche risorsa in più per contrastare concretamente il degrado descritto e iniziare ad agire seriamente anche sul piano degli investimenti anti-degrado, prevedendo spese e interventi capaci di mitigare e, nel medio-lungo periodo, migliorare la situazione dell’intera zona di Ponente, restituendo ai cittadini e ai turisti una parte di città più vicina agli standard infrastrutturali coerenti con una località che ambisce a vivere di turismo.

Perché accumulare risorse senza una chiara direzione rischia di trasformarsi in una forma di immobilismo ben mascherato. E un bilancio “perfetto” che non riesce a migliorare concretamente la qualità della vita dei cittadini resta, in fondo, soltanto un esercizio contabile ben riuscito.

E i cesenaticensi meritano di più.

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