Cesenatico non ha bisogno di questo turismo. Non ha bisogno di alberghi trasformati in luoghi di tensione, di gestioni opache, di liti continue e di strutture davanti alle quali, anziché i pullman dei vacanzieri, arrivano ripetutamente pattuglie e ambulanze.
La vicenda del Cavallino deve servire da monito. Saranno gli organi competenti a stabilire responsabilità e violazioni, ma il danno d’immagine prodotto alla località è già evidente. Una città turistica vive soprattutto di reputazione, fiducia e qualità dell’accoglienza. Valori costruiti in decenni di lavoro possono essere messi in discussione in poche settimane da chi pensa che gestire un albergo significhi soltanto ottenere delle chiavi, accendere un’insegna e incassare denaro.
Comprendiamo bene che affittare una struttura chiusa possa rappresentare, per il proprietario, un’esigenza economica vitale. Un albergo vuoto produce costi, si deteriora e rischia di diventare un peso insostenibile. Ma consegnarlo al primo offerente, senza verificare solidità economica, competenze, affidabilità e progetto imprenditoriale, non è una soluzione: è una scommessa pericolosa.
E quasi sempre il conto arriva. Lo paga la città, costretta a subire un grave danno d’immagine. Lo pagano gli albergatori seri, che investono, rispettano le regole e difendono ogni giorno il nome di Cesenatico. Lo pagano i lavoratori, spesso anello più debole di gestioni confuse. E lo paga anche il proprietario dell’immobile, che può ritrovarsi con una struttura danneggiata, screditata, deprezzata e molto più difficile da ricollocare sul mercato.
Un albergo non è un semplice contenitore da riempire purché qualcuno versi un canone. È una parte del patrimonio turistico della città e la sua gestione comporta una responsabilità che va ben oltre le mura dell’edificio.
Per questo occorrono più attenzione, controlli preventivi e maggiore consapevolezza da parte della proprietà. Meglio una struttura temporaneamente chiusa che un albergo aperto male. Cesenatico deve scegliere chi porta qualità, lavoro sano e rispetto. Gli improvvisatori, invece, non sono turismo: sono un costo che questa città non può e non deve più permettersi.
