“Sono quasi 40 anni che realizziamo le statue del presepe della Marineria. Le prime nel 1986, avevamo la barba ancora scura, eravamo dei ragazzi…”.
Senza Mino Savadori (il sarto factotum) e Maurizio Bertoni (lo scultore ligneo) il tradizionale presepe della marineria, quello che ogni Natale riempie il porto canale di folla, non esisterebbe nemmeno. L’idea, infatti, fu del grande Tinin Mantegazza, ma gli artigiani amanuensi di questo capolavoro che il mondo ci invidia – da 40 anni – sono soprattutto loro.
E così, nel giorno un po’ malinconico del congedo, quello in cui il presepe viene smontato e le statue riposte, per undici mesi, nel deposito della vecchia scuola di via Leone a Villamarina, ci è sembrato giusto scambiare due chiacchiere con loro, gli storici “scultori” delle statue della natività.

La smobilitazione delle statue del presepe, a metà gennaio, è sempre un momento un po’ nostalgico per la città. Voi, che siete i creatori di questa meravigliosa coreografia, come lo vivete?
“Con un pizzico di rassegnazione perché, in fondo, trascorso il Natale, il presepe sulle barche perde inevitabilmente un po’ il suo significato e la sua suggestione. Come avviene in tutte le case private, passato il periodo delle feste, è giusto smontare l’albero e riporre il presepe nelle scatole perché, se restasse allestito tutto l’anno, perderebbe la sua eccezionalità. L’unica statua che noi manterremmo sulle barche anche dopo Natale sono i tre delfini che, per altro, non hanno un significato intimamente religioso. Lo abbiamo sempre chiesto, ma non ci hanno mai accontentato, pazienza”.
La posizione delle statue sulle barche ogni anno è sempre la stessa?
“Più o meno sì, anche perché alcune statue sono state create appositamente per essere collocate in un punto preciso delle imbarcazioni. Prima di fare una nuova figura, infatti, spesso facciamo delle prove e uno di noi si posiziona sulla barca facendo finta di essere la nuova statua, simulandone posizione e postura. E’ anche capitato che qualche passante, vedendoci in ginocchio con le mani congiunte, si sia messo a ridere. In questo modo, però, prendiamo le misure giuste e riusciamo a realizzare delle opere più precise”.
Più che di statue a voi piace parlare di “figure”…
“Sì perché, in fondo, noi diamo vita ad una vera e propria rappresentazione cinematografica. Del resto, veniamo entrambi dal mondo del teatro di figura e tante tecniche le abbiamo imparate da quell’esperienza. Ad esempio la tecnica di bagnare le stoffe nella paraffina bollente per irrigidirle e renderle impermeabili nasce proprio dal teatro”.

Il presepe della marineria nacque, di fatto, da uno storico incontro, ormai 40 anni fa, con Tinin Mantegazza: cosa ricordate di quel momento?
“Le associazioni di categoria di Cesenatico in quegli anni volevano creare qualcosa di nuovo per il Natale, ma ancora un progetto preciso non esisteva. Ci proposero un presepe vivente, ma a noi sembrò subito un’idea ridicola perchè, a fine dicembre con le raffiche di bora e le temperature vicino allo zero, chi avrebbe mai accettato di stare lì impalato sulle barche per delle ore? Tinin allora propose una rappresentazione con delle figure scultoree e, alla fine, l’idea passò”.
Ma il primo anno non fu per niente facile…
“Fu un impegno durissimo. In pochi mesi realizzammo tutta la sacra famiglia compresi i Re Magi da collocare sul trabaccolo da trasporto ‘Giovanni Pascoli’. Un lavoro enorme. Eravamo in sei-sette, ma partivamo da zero e nessuno di noi sapeva esattamente da dove cominciare. Per fortuna qualche buona intuizione ci aiutò…”.
Ad esempio?
“Ad esempio capimmo subito che le statue non potevano essere fatte interamente in legno perché, al di là dello spreco (ci sarebbe voluto un bosco intero!), sarebbero state troppo pesanti per essere installate su delle imbarcazioni storiche. A quel punto prendemmo la prima decisione importante: le statue avrebbero avuto i volti e le mani in legno, ma il resto doveva essere assemblato con materiali più leggeri”.
C’era anche il problema della stabilità…
“Un problema non secondario perché non potevamo certo inchiodarle agli scafi che sono considerati giustamente delle preziose opere d’arte galleggianti. Per questo ci inventammo dei sacchi di sabbia che, per ragioni estetiche, coprimmo poi con le reti dei pescatori”.

Tra le circa 70 figure che avete realizzato in questi anni ce n’è qualcuna a cui siete particolarmente affezionati?
“Mah, diciamo che alcune di queste sono ispirate ai volti realistici di personaggi contemporanei di Cesenatico. Dall’oste al falegname, fino al timoniere, molti di quei volti li abbiamo ‘copiati’ dalle facce dei nostri amici. E quindi, per ragioni sentimentali, sono quelle a cui siamo più legati. E poi c’è l’angelo con le ali che, per qualità artistica, è forse la nostra opera più bella e suggestiva”.
Smobilitato il presepe, come vengono conservate le statue?
“Questa è la nota dolente di questa meravigliosa esperienza artistica perché, non avendo mai avuto un ricovero stabile, ogni anno dobbiamo arrangiarci alla meno peggio, collocandole in spazi magari non idonei, come la scuola di Villamarina. Per garantire una perfetta manutenzione delle figure, che è un aspetto basilare, bisognerebbe riporle in spazi ampi e non ammassarle una di fianco all’altra. E invece, a parte tre statue che torneranno nella sezione terra del museo della marineria, tutte le altre passeranno il resto dell’inverno e tutta l’estate in un deposito provvisorio”.
E’ la salsedine il principale nemico di queste statue?
“No, in realtà sono le feci dei cormorani che ci costringono, ogni anno, a delle manutenzioni molto laboriose”.
Il prossimo Natale si celebrerà il quarantennale del Presepe: sono in previsione nuove statue?
“Probabilmente no perché, su queste barche, ormai non c’è più spazio”.
Avete un rammarico in questa bellissima avventura?
“Sì, forse quella di non essere ancora riusciti a tramandare le nostre competenze a qualche giovane artigiano. Abbiamo una certa età e dunque qualche volta il pensiero ci sfiora: chi si occuperà di queste 70 statue quando noi passeremo a miglior vita?”.
FOTOSERVIZIO MARINA CARLINI
