Ci sono storie che non seguono la classica linea retta. Intraprendono giri solo apparentemente inspiegabili, strade laterali, magari si fermano per qualche anno e poi, improvvisamente, sembrano ricomporre tutti i pezzi. Casi rari, forse straordinari, proprio come quello di Anna Elisabetta Baldacci.
Cesenaticense da generazioni, cresciuta tra il centro storico e Boschetto, con una laurea in Farmacia e una vita professionale che per molto tempo sembrava destinata a rimanere in quel mondo. Oggi, invece, Anna è traduttrice editoriale e interculturale dall’albanese all’italiano, collaboratrice di case editrici come Besa Muci e Bertoni Editore di Perugia. E alle sue spalle ha già traduzioni di autori classici come Haki Stërmilli e Musine Kokalari, fino a contemporanei come Stefan Çapaliku.
Ma soprattutto ha una storia da raccontare. Perché dietro ogni libro tradotto si nasconde un autentico pezzo di vita. “Sono sempre stata amante delle lingue – racconta Anna – ma per questioni pratiche non ho potuto frequentare un indirizzo linguistico. Così, ho fatto il liceo classico e poi Farmacia”. L’albanese arriva soltanto più tardi, per una ragione privata e semplicissima: “Sono legata ad un cittadino albanese e mi sono sempre detta: se lui parla con gli altri, voglio capire cosa dice”, ammette col sorriso.
Comincia da autodidatta, leggendo giornali. Quindi studia, si certifica, consegue perfino il diploma di mediazione interculturale. E la Farmacia, che sembrava una deviazione, diventa invece il ponte verso le lingue. Come la definisce lei stessa: “Cercavano un interprete per l’albanese all’Ausl. Posso dire, pertanto, di essere entrata nella mediazione interculturale proprio grazie alla Farmacia”.
Arrivano così le corsie degli ospedali, comprese le chiamate d’urgenza, la necessità di tradurre parole difficili in momenti ancora più delicati. Poi i documenti, i tribunali, le traduzioni specialistiche. Fino a quando, nel periodo del Covid, Anna torna sui libri. E decide di bussare personalmente alle porte delle case editrici: “Sono stata io a presentarmi. Mi hanno dato prima dei lavori di prova, poi sono iniziate le collaborazioni vere e proprie”. Il resto è una storia che oggi profuma nitidamente di letteratura.
Nel 2024 la sua traduzione di Falene di Artur Spanjolli è risultata vincitrice del fondo per la traduzione promosso dal Ministero della Cultura albanese. Un riconoscimento che certifica il lavoro nel quale Anna investe ben oltre la conoscenza di una lingua straniera. “Quando traduco un romanzo devo viverlo: capire innanzitutto cosa pensa il personaggio, l’ambiente, i sentimenti. È come vivere un film nella mia testa per poi trascriverlo a parole”. E non è un modo di dire: “Quando traduco mi dimentico perfino di mangiare”, scherza.
Ora è finalmente giunto il momento di presentare al pubblico il suo ultimo lavoro: La Principessa della Luna. Una fiaba nello spazio di Virgjil Muçi, autore vincitore del Premio Kadare. Pubblicato da Besa Muci, il volume è già disponibile sulle principali piattaforme librarie e ordinabile nelle librerie. Un racconto destinato ai bambini, ma costruito con quella dimensione educativa e fantastica che Anna accosta alla lezione di Gianni Rodari.
E proprio ai bambini vuole arrivare. L’obiettivo è portare il libro nelle librerie e biblioteche del territorio, a partire da Cesenatico, attraverso incontri e presentazioni. Un piccolo viaggio che Anna spera cominci dalla sua città. “Mi piacerebbe avvicinare i bambini alla lettura, magari anche spinti da una loro concittadina. Sono sempre a scrollare questi telefonini”.
Prima, però, la attende un palcoscenico decisamente più importante. Dal 20 al 22 novembre, Anna sarà infatti tra gli ospiti della terza edizione del Fjalafest, il grande festival della letteratura albanese di Milano, invitata proprio in qualità di traduttrice per partecipare a dibattiti e incontri. “È stato un grande onore. Non me l’aspettavo”.
E forse è proprio questa la parte più bella della sua storia: non aver mai programmato davvero un arrivo. Ha studiato Farmacia, ha effettivamente lavorato nelle farmacie, ha tradotto nelle corsie degli ospedali. Poi ha iniziato a tradurre libri, mentre oggi prende le parole di scrittori albanesi e le accompagna fino ai lettori italiani.
Da Cesenatico, attraverso una strada che nessuno avrebbe potuto disegnare in anticipo, Anna Elisabetta Baldacci è diventata una voce capace di far dialogare due mondi. E adesso, finalmente, quella voce comincia a farsi sentire anche nella sua città.