Ieri mattina i salvataggi di Gatteo Mare hanno dovuto delimitare con boe di segnalazione una buca lunga oltre 15 metri e larga almeno 9, per garantire la sicurezza dei bagnanti
Il cratere sommerso si trova davanti agli stabilimenti balneari Massimo e Sirena e, con l’alta marea, raggiunge quasi i due metri di profondità. Ma il pericolo non è legato soltanto alla profondità: è soprattutto la posizione a preoccupare.
La buca si trova infatti a pochi metri dalla battigia, in un tratto di mare dove l’acqua dovrebbe essere bassa e dove nessuno si aspetterebbe un dislivello così brusco.
Finirci dentro all’improvviso potrebbe essere molto pericoloso, soprattutto per i bambini, ma anche per chiunque non sia in grado di nuotare.
È vero che la buca si estende fino a uno specchio d’acqua in cui la balneazione risulta permanentemente vietata. Tuttavia il cartello che segnala il divieto è poco visibile e, durante l’estate, quell’area continua a essere frequentata proprio perché caratterizzata, di norma, da un fondale basso. Da qui la decisione, inevitabile, di segnalarla con le boe.
La buca, però, non sarebbe comparsa da sola. Secondo quanto riferito da operatori balneari della zona, non si tratterebbe di un fenomeno naturale, ma della conseguenza dei lavori di ripascimento eseguiti circa due mesi fa per conto della Regione.
Per alzare il livello della spiaggia, infatti, sarebbe stata prelevata sabbia dal fondale con un escavatore che, lavorando con la benna direttamente in mare, avrebbe scavato una depressione molto profonda.
Alvaro Spinelli, storico bagnino di Gatteo Mare con oltre sessant’anni di esperienza, racconta di aver segnalato subito il rischio alla vista dell’escavatore. Pur non trattandosi del tratto di mare davanti al proprio stabilimento, spiegò che buche di quella profondità, create con una benna, difficilmente si sarebbero colmate alla fine dell’inverno e tantomeno durante l’estate. Anzi, con l’arrivo della stagione balneare, avrebbero potuto trasformarsi in un serio problema di sicurezza.
La risposta ricevuta, secondo quanto riferito, fu che quelli erano gli ordini della Regione, che gli addetti ai lavori “sapevano quello che facevano” e che era stato deciso di intervenire in quel modo, usando l’escavatore a riva.
Oggi il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Quando un “anziano” ti avvisa, spesso non è paura. È memoria.
LaVoceRomagnola
