5 Ottobre, 2026 Cesenatico

Dehors, il vero problema è che il commercio non ha più voce

La vicenda dei dehors del Porto Canale sta facendo emergere un problema molto più grande di qualche vaso, di qualche tavolino o di un regolamento contestato.

Il problema è la rappresentanza.

Il sindaco Matteo Gozzoli ha giustamente ricordato che il regolamento approvato nel maggio 2024 fu discusso con Soprintendenza, Capitaneria di Porto e associazioni di categoria. Il Consiglio comunale lo approvò senza voti contrari: maggioranza favorevole, opposizione astenuta.

Formalmente, dunque, tutto torna.

Eppure oggi diversi commercianti protestano, contestano quelle norme e soprattutto sostengono di non essere stati coinvolti, di non averne conosciuto fino in fondo contenuti e conseguenze.

Qui nasce il cortocircuito.

Se le associazioni di categoria erano sedute al tavolo e se, due anni dopo, una parte degli operatori dice di non essersi mai sentita rappresentata, allora il problema non può essere liquidato come un semplice difetto di comunicazione.

È un problema di rappresentanza.

Confesercenti e Confcommercio dovrebbero essere la voce del commercio. Dovrebbero raccogliere istanze, dissensi, dubbi, proposte e portarle nelle stanze dove si prendono le decisioni. Dovrebbero anche avere la forza, quando serve, di dire no all’Amministrazione. Non per principio ma – come recita il loro statuto – per difendere strenuamente gli interessi delle attività che rappresentano.

Invece troppo spesso assistiamo allo stesso copione: il Comune convoca, le associazioni partecipano, il confronto viene definito “condiviso”, poi sul territorio emergono commercianti arrabbiati che dicono di non essere stati mai ascoltati.

È già successo con l’isola pedonale di viale Carducci. Succede oggi con i dehors.

E allora forse bisogna avere il coraggio di dirlo: a Cesenatico il commercio soffre anche perché non ha più una rappresentanza forte, riconoscibile e combattiva.

Non basta avere una sede, un logo, una struttura o sedersi ai tavoli istituzionali. La rappresentanza esiste solo se chi sta fuori da quelle stanze sente che qualcuno, dentro, sta davvero parlando per lui.

Ed è proprio questo che oggi molti commercianti non percepiscono più.

Da anni Cesenatico discute della crisi del commercio, della concorrenza dei centri commerciali, delle vendite online, del calo dei consumi, delle trasformazioni del turismo. Ma senza una rappresentanza vera diventa quasi impossibile costruire una strategia comune.

Perché un settore frammentato, dove ogni attività combatte da sola, è un settore inevitabilmente più debole.

Il caso dei dehors, allora, è soltanto l’ultimo sintomo.

Il problema non è stabilire se il Comune abbia formalmente consultato le associazioni. Lo ha fatto.

La vera domanda è un’altra: quelle associazioni – che oggi sul tema si guardano bene dal proferire una sola parola – hanno davvero consultato e rappresentato i commercianti?

Perché se la risposta è no, si capisce molto anche del perché il commercio di Cesenatico continui da anni a perdere forza, identità e capacità di incidere sulle scelte della città.

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