6 Ottobre, 2026 Cesenatico

Don Mirco andrà a Lourdes: la fede e il desiderio di restare

“Andrò a Lourdes”. Don Mirco Bianchi lo annuncia sui social, dove da tempo condivide anche l’esperienza della malattia. Un confratello lo ha convinto; ora si sta organizzando e comunicherà quando partirà. Porterà con sé le parole di Gesù nel Getsemani: “Però non la mia ma la Tua volontà sia fatta”. 

Il sacerdote di Villamarina e Gatteo Mare ha raccontato pubblicamente di convivere con un tumore da lui definito “non più guaribile”. Una condizione nella quale ha detto di avere ritrovato una fede più profonda, arrivando a descrivere la malattia come “un dono”: parole personali, che raccontano il suo percorso e non possono diventare una misura con cui giudicare il dolore degli altri.

Ora c’è Lourdes. Sarebbe arbitrario attribuirgli una richiesta terrena che non ha esplicitato. Ma il suo annuncio apre una riflessione che riguarda tutti: affidarsi a Dio può convivere con il desiderio di guarire, di avere ancora tempo, di restare accanto alle persone amate. Accogliere la propria fragilità non obbliga a smettere di desiderare la vita.

Il richiamo al Getsemani dà profondità a questo passaggio. Nella preghiera di Gesù trovano posto l’angoscia, la domanda di essere risparmiato e l’affidamento al Padre. Anche un sacerdote, che accompagna gli altri nella sofferenza, può avere bisogno di essere accompagnato. Il ministero non lo sottrae alla vulnerabilità umana. 

Un pellegrinaggio può dare forma a questo bisogno: partire, raggiungere un luogo di preghiera, portare il proprio corpo ferito dentro una comunità. Anche per chi non crede è riconoscibile il valore umano di un gesto che permette di condividere ciò che, da soli, pesa di più.

L’augurio per don Mirco è che a Lourdes trovi la grazia della guarigione e altro tempo da vivere. Con una certezza da custodire: nessun esito della malattia misura il valore di una persona o la forza della sua fede.

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