Ci mancavano solo i profeti dell’Apocalisse. Dopo i clochard-killer, i maranza, le baby gang e le immancabili cassandre, ecco spuntare anche chi invita le famiglie a stare lontane dalla Riviera romagnola perché agosto sarebbe addirittura “demoniaco”. Il tutto con tanto di cartello esibito sul porto e video destinato a fare il giro dei social.
Sia chiaro: il tema della sicurezza è tremendamente serio. La morte di Alfiero Moretti a Cesenatico, sulla quale la magistratura sta cercando di fare piena luce, e la brutale aggressione costata la vita a un uomo all’interno di un campeggio di Pinarella sono fatti gravissimi. Nessuno li minimizza e nessuno dovrebbe farlo. Al contrario, impongono risposte, indagini approfondite e, dove necessario, scelte politiche ancora più incisive nelle aree che presentano maggiori criticità.
Ma una cosa è affrontare i problemi. Un’altra è raccontare una Riviera che non esiste.
In queste settimane, probabilmente come non accadeva da anni, Cesenatico, Cervia, Gatteo Mare e tutta la costa sono presidiate da Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizie Locali. Le pattuglie sono ovunque, i controlli si susseguono quotidianamente, vengono eseguiti arresti, fogli di via, espulsioni e sequestri. È la dimostrazione che le istituzioni non stanno affatto abbassando la guardia.
Descrivere la Riviera come Gotham City significa fare un torto prima di tutto ai cittadini, agli operatori turistici e alle stesse forze dell’ordine che ogni giorno lavorano senza risparmiarsi sul territorio. Informare significa raccontare anche ciò che non funziona, senza sconti e senza paura. Ma creare allarmismi o suggestioni collettive è un’altra cosa.
Del resto, il protagonista dell’ultimo video provocatorio non è nuovo a questi siparietti. Da oltre trent’anni alterna messinscene e travestimenti (dal Centurione al Messìa) riuscendo quasi sempre nel suo obiettivo principale: far parlare di sé. Cambiano i costumi, cambiano gli slogan, cambia il bersaglio del momento. Resta immutata la ricerca della provocazione come unica forma di comunicazione e quindi un po’ ci dispiace regalargli questa nuova ribalta.
Noi, più semplicemente, continueremo a fare un altro mestiere: raccontare i fatti. Anche quando sono scomodi. Ma senza trasformare ogni episodio di cronaca nell’ennesimo trailer della fine del mondo.