5 Ottobre, 2026 Cesenatico

Ecco come Stefano Benni raccontava la Cesenatico di Primo Grassi

Nel libro “Primo Grassi l’uomo che inventò il futuro” c’è anche un capitolo firmato da Stefano Benni, lo scrittore bolognese morto oggi dopo una lunga malattia (leggi qui).

Nelle pagine dedicate alla memoria del pioniere del nostro turismo, Benni rievoca con affetto una Cesenatico viva e autentica, lontana dalle speculazioni e dai divertimentifici moderni. Nei suoi ricordi, la casa affittata da Grassi diventa rifugio e osservatorio privilegiato: dal canale che pareva una nave, alle pedalate verso il bagno Renata, fino alle serate con Dario Fo e Franca Rame. Un frammento di Romagna sorridente e ospitale, scolpita nella nostalgia e nell’allegria di Primo.

Ecco il capitolo di quel libro

Al piano di sotto c’era Primo…

di Stefano Benni

Ci sono case che restano nella tua vita e nei ricordi, anche se non ci hai abitato a lungo. La casa che Primo Grassi mi affittava tutto l’anno a Cesenatico, per parecchi anni di fila, è una di queste. Non ci stavo molto, ma tutte le volte che potevo mi rifugiavo lì due o tre giorni. Ogni tanto veniva invasa dai miei parenti svizzeri, che la ritenevano dieci volte più bella di un hotel di lusso (e lo era). Le finestre sul canale la facevano sembrare una nave, mi sembrava di essere in mezzo all’Adriatico, il mare della mia giovinezza, adesso cementificato e offeso dalle speculazioni.

E al piano di sotto c’era Primo, con la sua bicicletta e il suo sorriso. Già ci vedeva poco, ma conosceva la strada a memoria e pedalava fino al bagno Renata. Lì ci incontravamo con Gianni, il grande esperto di jazz, anche lui da poco scomparso. Si parlava di politica, con leggerezza. Mi raccontavano la loro giovinezza di ballerini e conquistatori, di spedizioni gastronomiche e zingaresche. Parlavano, con garbo e senza vittimismo, dei loro acciacchi. Poi arrivavano Dario Fo e Franca, ed era festa, partite a carte, sfittoni.

Era come tornare indietro negli anni a quei racconti di una Romagna che sapeva divertirsi ed “esagerare”, senza la nevrosi dei divertimentifici moderni.

Le ore passavano veloci. Aspettavamo che Renata, con materna spietatezza ci comminasse le ore del pomeriggio – i numeri di sdraio e di ombrellone. Poi Primo tornava a casa. Sapevo che di lì a poco ci avrebbe atteso nei suoi passati notturni insonni. Ma non si lamentava mai. Quella Romagna sorridente, amichevole, ospitale restava nella mente nel cuore. Io la rimpiango. Ogni tanto ci torno, forse non è più la stessa, ma chiudo gli occhi e ci vado in bicicletta, a occhi chiusi, verso il mare e l’allegria di Primo.

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