Ci sono sponsorizzazioni che funzionano. E altre che finiscono inevitabilmente per trasformarsi in un boomerang.
Quella di Hera a “Cesenatico Noir” appartiene probabilmente alla seconda categoria. Non perché Cesenatico Noir non sia una manifestazione importante. Anzi. È uno degli eventi culturali più prestigiosi dell’estate romagnola, capace di richiamare scrittori, lettori e appassionati da tutta Italia. Merita rispetto e sostegno.
Il punto, però, è un altro.
Hera non è un’azienda qualsiasi. È la multiutility che i cittadini giudicano ogni giorno passando davanti ai cassonetti e verificando se il servizio di raccolta è all’altezza di una città che in estate moltiplica la propria popolazione.
E quest’anno, come mai era accaduto in passato, le segnalazioni sono state continue. Cassonetti pieni, raccolte ritenute insufficienti, disagi documentati quotidianamente da residenti e turisti. Una percezione diffusa che racconta – da Villamarina a Ponente – un’estate mai così critica sul fronte del decoro urbano.
In questo contesto, vedere il logo di Hera tra gli sponsor di una manifestazione culturale lascia inevitabilmente spazio a una domanda: è davvero questa la priorità?
Perché oggi la reputazione non si costruisce con un logo su una locandina. Si costruisce con i risultati. La migliore campagna pubblicitaria possibile, per una società che gestisce i rifiuti, è trovare cassonetti puliti, raccolte puntuali e una città ordinata. Tutto il resto dovrebbe venir dopo.
Vent’anni fa forse bastava finanziare eventi, entrare nel tessuto sociale, legare il proprio marchio a iniziative apprezzate. Oggi i cittadini sono molto più attenti. Distinguono perfettamente tra comunicazione e qualità del servizio.
Per questo, probabilmente, molti cesenaticensi avrebbero preferito che quelle risorse fossero destinate a un turno aggiuntivo di raccolta, a più personale durante i mesi estivi o a una pulizia più frequente dei punti critici della città.
Anche Confesercenti – che, in teoria, dovrebbe avere a cuore il decoro di Cesenatico – avrebbe dovuto interrogarsi su questo aspetto. “Cesenatico Noir” è un patrimonio della città e non ha bisogno di diventare lo strumento di marketing attraverso cui un’azienda cerca di migliorare la propria immagine in un momento in cui il servizio è fortemente contestato.
Il gesto più coerente sarebbe stato quello di dire: investite prima nel servizio che siete chiamati a garantire, poi, eventualmente, nelle sponsorizzazioni. Ma, da tanti anni – si sa – anche Confesercenti coltiva tutt’altre priorità e dunque almeno adesso sappiamo la ragione per cui, di fronte ad una Cesenatico mai cosi sporca, da questa associazione non si è mai levato un sibilo.
In sintesi, la cultura è un valore. Ma anche il decoro urbano lo è. E se una multiutility deve scegliere quale immagine offrire ai cittadini, la risposta è semplice: non quella stampata su un manifesto, ma quella che ogni mattina si vede aprendo il coperchio di un cassonetto.
