5 Ottobre, 2026 Cesenatico

La morte è davvero una livella? Il caso che fa riflettere

La scomparsa di Vasile Enachi ha suscitato un’ondata di cordoglio sincero. Amici, colleghi, clienti dei locali della Riviera lo hanno ricordato come un professionista serio, un uomo disponibile, una presenza familiare nelle notti romagnole. È il ritratto che emerge da decine e decine di messaggi pubblicati sui social.

Ma gli stessi social, quasi contemporaneamente, hanno ospitato anche accuse pesanti, affidate alle parole di una madre che ha raccontato una vicenda risalente nel tempo, mai sfociata – per quanto risulta pubblicamente – in un procedimento giudiziario e priva, allo stato, di riscontri ufficiali.

È qui che nasce il dubbio. Un dubbio che non riguarda solo questo caso, ma il nostro modo di intendere il giornalismo, la memoria e perfino il rispetto.

La morte cancella tutto? Oppure rende ancora più necessario distinguere tra ciò che è accertato e ciò che non lo è? E, soprattutto, il fatto che una persona non possa più difendersi impone un silenzio assoluto oppure richiede, al contrario, ancora più rigore nel raccontare?

Esiste il rischio di trasformare il dolore in un tribunale mediatico. Ma esiste anche il rischio opposto: quello di considerare intoccabile chiunque venga a mancare, come se il decesso producesse automaticamente una sorta di assoluzione morale.

La celebre poesia di Totò, ‘A livella, ci ricorda che davanti alla morte siamo tutti uguali. Uguali nella fragilità, nella fine del nostro cammino terreno. Ma quella riflessione parla della dignità dell’uomo, non necessariamente della sospensione di ogni domanda.

Il compito del giornalismo non è quello di emettere sentenze, né di alimentare il chiacchiericcio. È raccontare i fatti, distinguendo con precisione ciò che è provato da ciò che è soltanto affermato, evitando sia il sensazionalismo sia la censura.

Per questo non esiste una risposta valida in ogni circostanza. Ogni storia ha il proprio equilibrio, ogni vicenda impone sensibilità, prudenza e senso della misura. Tacere sempre sarebbe un errore. Parlare senza prove lo sarebbe altrettanto.

Forse la domanda più giusta non è se la morte debba cancellare ogni ombra. La domanda è un’altra: siamo ancora capaci di cercare la verità con rispetto, senza trasformare il dolore in spettacolo e senza permettere che il silenzio diventi un rifugio comodo?

Sono interrogativi che non pretendono una risposta univoca. Ma sono interrogativi che una società matura, e un giornalismo responsabile, non possono evitare di porsi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Immagine di Redazione

Redazione

La nostra redazione è composta da appassionati di Cesenatico e della sua comunità, che con dedizione e passione si impegnano a raccontare storie, eventi e novità che animano la nostra realtà locale.