di Peppe Panella
Se il metro di giudizio è l’entusiasmo della piazza, allora qualcuno deve aver assistito ad un concerto diverso da quello andato in scena sabato sera a Piazza Costa. Perché la “piazza entusiasta” raccontata dal sindaco Matteo Gozzoli nelle dichiarazioni del giorno dopo è rimasta invisibile agli occhi dei tanti presenti. Così come il “grande successo” annunciato con enfasi istituzionale. La verità è che la realtà è stata decisamente più modesta. Molto più modesta.
Piazza Costa, il cuore simbolico di Cesenatico, il luogo più iconico della città, non si è mai accesa davvero. Nessuna particolare partecipazione, nessun trasporto collettivo, nessuna di quelle emozioni che trasformano un concerto in un ricordo destinato a restare. I presenti non si aspettavano Vasco Rossi, sia chiaro, ma neppure uno spettacolo che lasciasse la piazza così fredda. E diciamolo senza cattiveria: in fatto di tenere la scena e trascinare il pubblico, Dargen D’Amico non è sembrato arrivare neppure lontanamente al miglior Gigione.
Artista certamente noto al grande pubblico televisivo prima ancora che musicale, Dargen D’Amico ha attraversato la serata senza lasciare particolari tracce. Un’esibizione corretta, forse. Ma fredda, distante, quasi burocratica. Ai tanti presenti è sembrato di assistere più ad una pratica da evadere che ad un concerto. Una canzone, poi un’altra, qualche parola di circostanza, poche interazioni con il pubblico e via verso la conclusione. Il pubblico osservava educatamente. Qualche applauso e poi nulla. E questo non è esattamente ciò che ci si aspetta dall’evento di punta della Notte Rosa, una manifestazione che dovrebbe lasciare il segno negli occhi dei turisti e nel cuore dei residenti. Invece la serata è scivolata via senza lasciare particolari tracce, come acqua sul vetro.
Se il successo si misura dagli applausi, dalla partecipazione e dall’energia della piazza, allora qualcuno dovrebbe spiegare dove si nascondeva tutto questo entusiasmo. Eppure per questa serata il Comune ha stanziato circa 57 mila euro. Una cifra che impone almeno una domanda: ne è valsa davvero la pena? Non è una polemica, ma una questione di buon senso. Perché quando si utilizzano risorse pubbliche il tema non è soltanto quanto si spende, ma soprattutto quale risultato si ottiene. E il risultato, almeno sotto il profilo del coinvolgimento popolare, è apparso piuttosto modesto.
La domanda diventa ancora più legittima in una terra come la Romagna, dove la musica non manca affatto. Anzi, rappresenta spesso il valore aggiunto di ogni festa popolare. Qui operano decine di musicisti, gruppi, orchestre e progetti artistici di assoluto valore. Jazz, rock, fusion, blues, musica contemporanea, folk. Perché la Romagna non è soltanto la patria del liscio, ma una terra che da sempre produce cultura musicale, identità e appartenenza. Professionisti che suonano in tutta Italia e che spesso riescono a creare quel coinvolgimento che sabato sera è rimasto accuratamente nascosto.
Probabilmente qualcuno, nell’organizzazione della Notte Rosa in salsa cesenaticense, ha pensato che per generare entusiasmo fosse necessario acquistarlo fuori, chiamando un personaggio televisivo più che un artista capace di accendere una piazza. Come se il territorio non fosse in grado di produrre qualità. Come se per attirare pubblico fosse indispensabile affidarsi ad un nome visto in televisione. Eppure i fatti sembrano raccontare altro.
Da anni si parla della necessità di valorizzare le eccellenze locali. Questa poteva essere l’occasione per farlo davvero. Invece si continua a percorrere la strada più semplice: quella del personaggio da esibire in cartellone e da inserire nei comunicati stampa del giorno dopo. Ma la Romagna non è una periferia culturale in attesa che qualcuno venga da fuori ad animarla. Al contrario. È una terra ricca di talenti, associazioni, scuole di musica, scuole di danza, giovani artisti e professionisti che ogni giorno costruiscono cultura, partecipazione e senso di comunità senza bisogno di riflettori nazionali. Ed è proprio qui che forse si trova la vera occasione mancata.
Le stesse scuole di musica e di danza che in queste settimane lamentano spazi insufficienti e una disponibilità limitata del Teatro Comunale potrebbero diventare protagoniste di una Notte Rosa diversa. Una Notte Rosa fatta a Cesenatico e per Cesenatico. Immaginate Piazza Costa riempita dall’energia di centinaia di bambini, ragazzi e giovani artisti del territorio. Immaginate i grandi musicisti romagnoli alternarsi alle nuove generazioni. Immaginate una città che sale sul palco invece di limitarsi ad assistere. La piazza sarebbe piena non per obbligo o per curiosità, ma perché la gente parteciperebbe a qualcosa che sente proprio. Genitori, nonni, amici, cittadini. Tutti coinvolti. Tutti protagonisti.
Perché l’entusiasmo autentico non si annuncia nei comunicati stampa. Si vede negli occhi delle persone. Che bello sarebbe vedere Cesenatico rappresentare sé stessa attraverso i suoi giovani, i suoi musicisti, i suoi artisti, le sue scuole e le sue associazioni. L’entusiasmo non si compra a cachet. Si costruisce.
E forse il compito di una grande manifestazione pubblica dovrebbe essere proprio questo: generare appartenenza, coinvolgimento e orgoglio collettivo. Quello che oggi sembra mancare non soltanto alla Notte Rosa, ma a molti appuntamenti cittadini che dovrebbero produrre gioia, partecipazione e identità condivisa. Forse la Notte Rosa degli anni migliori riusciva a farlo. Sabato sera, al netto dei comunicati trionfalistici e delle fotografie di rito, quella scintilla non si è vista.
E quando una piazza come Piazza Costa resta fredda davanti all’evento principale della sua estate, forse è arrivato il momento di interrogarsi non sul pubblico, ma sul modello. Anche perché c’è un ultimo dettaglio che merita attenzione: con una formula diversa si potrebbero valorizzare le energie del territorio, restituire protagonismo alla città e, magari, risparmiare anche qualche soldo pubblico. Pensateci.