Ogni città ha i propri successi, ma anche le proprie occasioni mancate. Cesenatico non fa eccezione. Nel corso degli ultimi decenni il Comune rivierasco è riuscito a consolidarsi tra le principali destinazioni turistiche dell’Adriatico, ma lungo il cammino non sono mancate idee, progetti e opportunità che avrebbero potuto modificarne profondamente il futuro.
Tra tutte, la più citata resta probabilmente quella delle Terme. Le acque salsobromoiodiche presenti nel territorio avrebbero potuto rappresentare il motore di una destinazione aperta dodici mesi all’anno, capace di attrarre turismo sanitario e benessere. Un progetto rimasto nel cassetto mentre altre località hanno costruito la propria fortuna proprio sul termalismo.
Altrettanto dibattuta è la mancata realizzazione di un vero Palacongressi sul mare, infrastruttura che avrebbe consentito di intercettare il turismo business e congressuale durante i mesi invernali. Un’opportunità spesso evocata nei dibattiti sulla destagionalizzazione.
Nella lista delle incompiute compare anche la Vena Mazzarini, uno dei luoghi più suggestivi della città, che molti immaginavano come un grande polo turistico, culturale e gastronomico affacciato sul porto storico. A parte sei serate all’anno, invece, quello scorcio resta desolatamente spento.
C’è poi il caso del Grattacielo, simbolo indiscusso di Cesenatico. Per alcuni avrebbe potuto diventare un’attrazione panoramica permanente, capace di offrire una vista unica sulla Riviera e sull’entroterra romagnolo. E invece smette di essere una banale residenza solo nel weekend della Notte Rosa.
Tra i grandi “e se…” figura anche l’idea di un Acquario dell’Adriatico, progetto che avrebbe potuto affiancare il Museo della Marineria nella valorizzazione del rapporto tra la città e il mare. Cattolica e Riccione hanno dimostrato, negli anni successivi, che il progetto avrebbe avuto enormi potenzialità.
Un capitolo a parte riguarda la fine del modello delle colonie marine. Per decenni migliaia di bambini e ragazzi hanno scoperto Cesenatico grazie ai soggiorni organizzati. Quel sistema, che garantiva presenze, lavoro e un forte legame affettivo con la località, è progressivamente scomparso senza essere sostituito da un nuovo format turistico giovanile di pari portata.
Tra le occasioni mancate viene spesso citato anche il mancato sviluppo di un vero porto turistico internazionale, capace di competere con le principali marine dell’Adriatico.
All’ottavo posto c’è la celebre Metropolitana di Costa, il progetto che avrebbe dovuto collegare in modo rapido e sostenibile le località rivierasche. Se realizzata, avrebbe potuto rivoluzionare la mobilità turistica tra Ravenna, Cervia, Cesenatico, Gatteo Mare e Rimini.
Seguono la progressiva perdita del patrimonio alberghiero cittadino (di questo passo, nel 2040, resteranno meno di 180 hotel) e la mancata trasformazione di Marco Pantani in un brand turistico internazionale strutturato (solo per un anno il nome del Pirata è stato legato a quello della Nove Colli, ma negli anni a venire le frizioni con la famiglia hanno reso impossibile lo sviluppo di qualsiasi progetto).
Dieci storie diverse, unite da una domanda che ancora oggi divide cittadini e operatori: quanto sarebbe diversa Cesenatico se almeno alcune di queste opportunità fossero diventate realtà?