Ci crede Davide Gnola, anche se – da buon esperto di navigazione – non perde mai la bussola del realismo. E così, quando gli parli del progetto di iscrizione delle vele al terzo nella lista dei “patrimoni immateriali dell’Unesco”, non indica prudentemente alcuna scadenza temporale, ma assicura che “ci stiamo lavorando dal 2019 e dunque, prima o poi, la candidatura verrà depositata”. Del resto, anche se non lo ammette, sarebbe il coronamento perfetto di una carriera brillante consacrata allo studio della marineria. Più che un lavoro, diciamo la verità, la sua vera passione.

Dottor Gnola, a che punto è la richiesta di iscrizione delle vele al terzo nella lista dei patrimoni immateriali dell’Unesco?
“E’ in corso e, lavorandoci da oltre cinque anni, speriamo ormai di essere in dirittura d’arrivo. Noi come Cesenatico gestiamo la pratica a livello nazionale, ma il settore delle vele al terzo italiano è molto ricco e variegato e dunque, con tanti gruppi da coordinare, la fase di preparazione è inevitabilmente complessa. Iniziamo, come si dice, a vedere la luce in fondo al tunnel, ma tecnicamente siamo ancora in una fase istruttoria”.
Quale sarà il prossimo passaggio burocratico?
“Direi il riconoscimento, anche da parte dello Stato, dell’interesse culturale della pratica della navigazione con vela al terzo lungo le coste della Romagna. Noi, per ora, abbiamo il riconoscimento della Soprintendenza di Ravenna del 2023, ma si tratta di una certificazione valida solo nell’ambito dei confini romagnoli. Per procedere nel nostro percorso dobbiamo ancora ricevere il ‘riconoscimento’ nazionale da parte dell’ufficio Unesco di Roma”.
Al di là del prestigioso attestato – quando l’iscrizione sarà ufficiale – comporterà delle novità logistiche sul piano della loro tutela e della loro conservazione?
“In realtà no perché l’iscrizione, riconoscendo il valore culturale di una pratica tradizionale, ti rafforza e ti valorizza sul piano dell’immagine, ma non ingerisce in alcun modo sulle modalità di conservazione delle vele al terzo sulle quali, in futuro come oggi, vigileranno sempre gli stessi organi preposti”.
Quante imbarcazioni con vele al terzo esistono oggi nella marineria di Cesenatico?
“All’incirca direi una trentina”.
E in tutta la Romagna?
“Dal porto di Cattolica a quello di Cervia una cinquantina di imbarcazioni”.

Chi sono i proprietari?
“Generalmente privati, ma anche associazioni nautiche e, in alcuni casi, i Comuni stessi. Le imbarcazioni di proprietà del Comune di Cesenatico, ad esempio, vengono fatte navigare attraverso la cooperativa Ccils, mentre a Cervia, Riccione e Bellaria i rispettivi comuni affidano le loro barche a dei circoli nautici per farle navigare. Si tratta, però, di una peculiarità tutta romagnola perché a Venezia, ad esempio, le barche armate con vele al terzo appartengono tutte ai privati”.
In quali altre marinerie è diffusa la vela al terzo?
“La vela al terzo è diffusa solo nell’alto Adriatico, dunque – oltre alla costa romagnola – c’è anche tutta l’area della laguna di Venezia, dove ci sono circa duecento barche che fanno abitualmente regate storiche, c’è tutta la costa settentrionale dalla laguna di Grado a Trieste, un pezzettino di Slovenia e poi c’è la Croazia che, fino a Zara, ha una marineria caratterizzata quasi esclusivamente da vele al terzo”.
Esiste in questo settore una peculiarità romagnola?
“Sì, perché a Venezia, ad esempio, queste imbarcazioni sono tutte disseminate tra la costa e la laguna, mentre a Cesenatico gli scafi sono convogliati in un unico punto, ovvero nel nostro porto-museo. Dunque, noi siamo forse gli unici, assieme ai croati che, in questo settore, hanno lavorato con la logica del raggruppamento”.
Su quali imbarcazioni sono generalmente montate le vele al terzo?
“Direi su tutte le barche tradizionali dell’Alto Adriatico degli ultimi 3-4 secoli. In Romagna abbiamo la lancia, il trabaccolo grande e piccolo, la battana, le barche di derivazione chioggiotte come il topo e il bragozzo e, più a sud, la lancetta marchigiana, detta anche paranza. Poi però, entrando nella laguna di Venezia, le tipologie di barche aumentano in maniera esorbitante ed hanno i nomi e le forme più disparate”.
Esiste un censimento delle vele al terzo?
“Sì, esiste un censimento e ce l’abbiamo proprio qui a Cesenatico, anche se ancora non siamo riusciti a metterlo online”.

Quanti anni hanno, in media, le barche di Cesenatico armate con vele al terzo?
“Grosso modo sono state costruite negli ultimi due secoli, dunque hanno tutte circa 200 anni”.
Come nasce la vela al terzo?
“Da una mescolanza tra le vele latine, a forma triangolare, e le vele quadre. Dalla loro unione, secondo le ipotesi storiche più accreditate, è nata una vela trapezoidale col pennone basso che è appunto la vela al terzo”.
Esiste un mercato privato delle vele al terzo?
“No perché sono oggetti storici d’affezione e, come tali, hanno un valore quasi antiquariale. E poi non è un caso che le vele al terzo siano recensite dall’Unesco come ‘patrimoni immateriali’. In ogni caso, che sappia io, qui nella nostra zona, di barche tradizionali in vendita non ce ne sono”.
Ma quali sarebbero le loro quotazioni?
“Mah, il valore non sarebbe quello della barca, bensì del restauro e delle relative manutenzioni. Perché gli antichi scafi in legno, che richiedono cure e trattamenti particolari, hanno costi fissi di manutenzione che, ripetendosi ogni anno, non sono trascurabili”.