Quando si parla di violenza contro le donne siamo abituati a pensare che il “persecutore” sia sempre l’uomo. E invece, nella società fluida dei giorni nostri, può capitare che sia la vittima che il carnefice siano donne.
Dal tribunale della vicina Rimini ci arriva una storia che, partita nel 2017 su una spiaggia di Riccione, è un po’ le specchio dei nostri tempi.
Protagoniste due donne omosessuali – una professionista emiliana di 55 anni ed una riminese di 60 anni – che, dopo una relazione piuttosto tormentata, oggi si lanciano accuse reciproche.
Alla sbarra finisce la donna più giovane, accusata di maltrattamenti. Ma in aula, ha raccontato di non essere lei l’autrice di quegli abusi ma, viceversa, di aver sistematicamente subito angherie da parte della donna.
Ascoltata mercoledì mattina in Tribunale a Rimini dalla giudice Elisa Giallombardo, l’imputata ha provato a ribaltare lo schema del processo, raccontando di essere lei la vittima dei maltrattamenti, tanto da aver provveduto a denunciare lei stessa l’ex amante. Non potendone più delle aggressioni da parte della compagna, l’imputata ha detto che, dopo solo un anno, ha interrotto la relazione pur avendo continuato comunque a sentire la ex fidanza, anche per aiutarla economicamente.