C’è un filo rosso che unisce tutte le avventure imprenditoriali di Maurizio Chiarucci e Rossella Papi: la voglia di arrivare prima degli altri. Non seguire le mode, ma crearle. È stata questa filosofia a trasformare una coppia di ristoratori in due autentici pionieri dell’ospitalità romagnola.
«Ogni volta ci facevamo la stessa domanda: cosa manca?», racconta Maurizio (per tutti “Micio”) ospite nei giorni scorsi del podcast di Art Mbt. È da quella semplice intuizione che, nel 1980, nasce la prima paninoteca di Meldola, quando il concetto stesso di paninoteca era praticamente sconosciuto. L’idea funziona oltre ogni aspettativa: cento posti a sedere sempre pieni, una sala da tè – rivoluzionaria per quei tempi – e poi la spaghetteria con settanta tipi di pasta, aperta fino all’alba anche a Milano Marittima.
Il ritorno a Cesenatico (“Mia moglie fece il trasloco senza dirmi niente”) segue lo stesso copione. Nel 1997 apre l’Osteria degli Inseguiti, la prima vera osteria della città. «Quando iniziammo il progetto non ce n’era nemmeno una. Dopo di noi, improvvisamente, tutti si chiamavano osteria», sorride Maurizio. Anche il nome nasce quasi per caso, leggendo una lapide dedicata al passaggio di Garibaldi e Anita, “inseguiti da quattro eserciti”. Un’intuizione destinata a diventare un marchio ancora oggi conosciutissimo.
Poi arriva il Faro, ristorante che porta la coppia su un livello ancora più alto. Pesce di primissima qualità, una location unica sul Porto Canale e una clientela internazionale. Tra gli ospiti anche Maria Sole Agnelli, arrivata a cena grazie all’imprenditore Trevisani, e numerosi personaggi del mondo dell’imprenditoria e dello spettacolo. «Ricevere i complimenti da persone di quel livello è stata una delle soddisfazioni più grandi», ricorda Rossella.
L’ultima grande sfida è Casa 12, ricavata nello storico palazzetto della famiglia di Rossella, dove un tempo sorgeva il celebre ristorante Lino. Prima ancora del ristorante nasce il Bed & Breakfast, uno dei primi sul Porto Canale, arredato personalmente con mobili, opere e oggetti raccolti durante decenni di viaggi in tutto il mondo. «Non abbiamo mai seguito un budget preciso. Compravamo solo ciò che ci emozionava», raccontano. Il risultato è una struttura unica, dove ogni stanza racconta una storia.
Ma l’intervista diventa anche un’occasione per riflettere sulla Cesenatico di oggi. «È una città meravigliosa, dalla quale non me ne andrò mai – dice Maurizio – ma dovrebbe avere più coraggio. Basterebbe poco per valorizzarla ancora di più. Servirebbe una mentalità più aperta e una maggiore attenzione alla qualità.»
Tra le idee rimaste nel cassetto c’è anche quella di un mercato permanente dell’antiquariato sul Porto Canale, capace di attirare espositori da tutta Italia. «Il progetto era già pronto, ma a volte si perdono occasioni per eccesso di burocrazia», osserva Rossella.
Secondo la coppia, anche il turismo dovrebbe recuperare quella ricerca dell’eccellenza che rese Cesenatico una meta amata da imprenditori, artisti e grandi personaggi dello spettacolo. «Non è nostalgia – precisano – ma la consapevolezza che la qualità richiama altra qualità.»
E il futuro? Rossella sogna finalmente un po’ di meritata pensione, mentre Maurizio sorride: «Mai dire mai. Se dovesse arrivare un’idea capace di renderci felici, potremmo anche rimetterci in gioco.»
Del resto è sempre stato questo il loro modo di fare impresa: osservare il territorio, immaginare ciò che ancora manca e avere il coraggio di realizzarlo. Una lezione che, oggi più che mai, Cesenatico farebbe bene a ricordare.