6 Ottobre, 2026 Cesenatico

Miss Patacca Vigliacca e l’ipocrisia dei like: chi ha davvero paura della bellezza?

“Miss Patacca Vigliacca”, in programma sabato a San Mauro Mare, ha sollevato, come prevedibile, polemiche e discussioni. Nel 2026, un concorso di bellezza viene considerato da molti un progetto superato, offensivo, persino capace di svilire la donna. C’è chi parla di mercificazione del corpo femminile, chi vede nella passerella una forma di arretratezza culturale, chi giudica inaccettabile che l’estetica possa diventare oggetto di competizione pubblica.

Sono obiezioni legittime, almeno in parte. Ma fermarsi qui sarebbe troppo comodo. Perché la vera domanda non è soltanto se un concorso di bellezza sia giusto o sbagliato. La vera domanda è un’altra: perché ci scandalizziamo davanti a una fascia e a una corona, mentre accettiamo senza battere ciglio la gigantesca esposizione quotidiana dei corpi sui social?

Viviamo in un’epoca in cui milioni di persone pubblicano fotografie studiate, pose sensuali, video ammiccanti, immagini ritoccate, corpi in costume, primi piani costruiti per ottenere approvazione. Non accade una sera all’anno, su un palco di paese. Accade ogni giorno, a ogni ora, davanti a una platea infinita.

Una volta c’era una giuria composta da poche persone. Oggi la giuria è composta da migliaia di sconosciuti. Una volta si sfilava su una passerella. Oggi si sfila su Instagram, TikTok, Facebook, dentro una competizione permanente nella quale il premio non è una corona, ma una pioggia di like, commenti, follower e visibilità.

E allora la contraddizione diventa evidente. Il concorso di bellezza scandalizza perché dichiara apertamente ciò che è: una gara in cui conta anche l’aspetto fisico. I social, invece, fanno spesso la stessa cosa, ma con una maschera diversa. La chiamano spontaneità, libertà, racconto di sé, “spiaggia al tramonto”. Ma molto spesso è ricerca di consenso estetico, costruzione dell’immagine, esposizione del corpo al giudizio pubblico.

Non è forse anche questa una forma di mercificazione? Non è forse più feroce una vetrina che non chiude mai, dove ogni foto può essere giudicata, confrontata, premiata o ignorata da un pubblico invisibile?

Questo non significa che ogni critica ai concorsi sia sbagliata. Gli stereotipi esistono, i modelli imposti anche, e il rischio di ridurre una donna alla sola apparenza non va liquidato con superficialità. Ma sarebbe intellettualmente più onesto riconoscere che il problema non nasce con “Miss Patacca Vigliacca” e non si esaurisce su una passerella.

Anzi, forse una manifestazione dal nome volutamente ironico e popolare racconta anche qualcosa di più semplice: un territorio, una tradizione di leggerezza, il gusto romagnolo per la battuta, la voglia di giocare con i simboli senza prendersi troppo sul serio.

Il paradosso è tutto qui: condanniamo il concorso del sabato sera, ma partecipiamo ogni giorno al più grande concorso di bellezza mai esistito. Solo che non ha palco, non ha presentatore, non ha fascia. Sta nel palmo della nostra mano.

E la corona, oggi, non la consegna una giuria.

La consegnano i like.

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