5 Ottobre, 2026 Cesenatico

Perchè i bambini del centro estivo fanno sempre il bagno nell’area interdetta alla balneazione?

Torna sotto i riflettori il tratto di spiaggia a nord della foce del Rubicone, a Gatteo Mare, dove – come noto – da anni vige un divieto permanente di balneazione per motivi igienico-sanitari. Secondo le segnalazioni di alcuni genitori (per altro confermate dalle nostre foto), infatti, anche quest’estate il centro estivo “Gatto Marino” continuerebbe ad accompagnare i bambini a fare il bagno proprio in quello specchio d’acqua interdetto.

Il divieto non è una novità. Le autorità competenti adottano da tempo provvedimenti cautelativi nelle aree prossime a foci di fiumi, canali e torrenti, dove la qualità delle acque può essere condizionata dalla presenza di scolmatori e da altri fattori di possibile criticità microbiologica. Nel caso specifico, l’area a nord della foce del Rubicone risulta indicata nelle mappe ufficiali pubblicate sui siti istituzionali con un fronte di circa cinquanta metri chiuso alla balneazione.

I fatti riguardano, come detto, le attività estive del Gatto Marino, che tra giugno e fine agosto accompagna in spiaggia circa venticinque bambini, due mattine alla settimana. La scelta del punto, a prima vista, può apparire comprensibile: il fondale è basso e adatto ai più piccoli. Il problema, però, è che proprio quel tratto di mare è formalmente interdetto alla balneazione, ovvero nessuno può farci il bagno.

Secondo quanto riferito, già la scorsa estate alcuni genitori avevano segnalato la questione ai responsabili del centro estivo, ricordando la presenza del divieto e l’esistenza di una delibera regionale con relativa mappa. Le informazioni sono pubbliche, verificabili e consultabili anche attraverso i canali istituzionali dedicati alla balneazione.

Resta aperto anche il tema della cartellonistica. Cinque anni fa, dopo l’intervento dei Carabinieri del Noe, il Comune di Gatteo fece installare un cartello con l’indicazione della chiusura permanente per motivi igienico-sanitari. Secondo ricostruzioni dell’epoca, il cartello, inizialmente collocato vicino alla riva, sarebbe stato poi spostato più al largo, diventando di fatto meno visibile. L’ordinanza balneare prevede invece che le indicazioni siano “chiare, multilingue e poste nelle immediate vicinanze della battigia”.

Il punto, per i genitori che hanno sollevato il caso, è semplice: perché continuare a far entrare i bambini proprio in quel tratto di mare, quando sarebbe sufficiente spostarsi di cinquanta o sessanta metri per uscire dalla zona interdetta? Una scelta minima, ma decisiva, che riporterebbe prudenza e buon senso al centro di una questione che riguarda prima di tutto la tutela della salute dei più piccoli.

La VoceRomagnola

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