Nella notte tra domenica e lunedì, davanti all’Hotel San Pietro di Cesenatico, è stato portato via il passeggino di un bambino. Un furto apparentemente minore, ma capace di raccontare una povertà morale ben più grave del valore economico dell’oggetto
Un passeggino lasciato davanti a un albergo, la notte, e al mattino non c’è più. È accaduto all’Hotel San Pietro di Cesenatico. La famiglia ha affidato ai social la propria amarezza, sottolineando l’aspetto più sconcertante della vicenda: chi lo ha preso potrebbe essere un genitore, qualcuno che ha sottratto il mezzo di trasporto di un bambino per utilizzarlo con il proprio figlio.
È un episodio che provoca indignazione non tanto per il valore commerciale del bene, quanto per ciò che rappresenta. Rubare un passeggino non è come appropriarsi di un ombrello dimenticato o di una bicicletta incustodita. Significa entrare nella quotidianità più fragile di una famiglia, complicare gli spostamenti, rovinare una vacanza, costringere un bambino e i suoi genitori a fare i conti con un disagio improvviso.
Sarebbe però troppo semplice liquidare tutto evocando la miseria economica. Non sempre chi ruba lo fa perché non può permettersi di acquistare. Esiste anche una miseria diversa, culturale e morale, alimentata dalla convinzione che ciò che è incustodito sia automaticamente disponibile. È la logica predatoria del “se posso prenderlo, allora lo prendo”, nella quale il bisogno diventa un alibi e l’altro scompare.
Il passeggino è un oggetto familiare, intimo, legato alla cura. Per questo il furto appare ancora più degradante: chi lo compie non può ignorare che appartenga a un bambino. Eppure sceglie ugualmente di anteporre il proprio vantaggio al danno altrui. È una piccola forma di sopraffazione, forse priva di violenza fisica, ma non per questo innocua.
La società si deteriora anche così, attraverso gesti apparentemente minori che diventano normali perché nessuno se ne vergogna più. Il vero confine non passa tra ricchi e poveri, ma tra chi riconosce nell’altro una persona e chi vede soltanto un’occasione. Restituire quel passeggino non cancellerebbe il gesto, ma restituirebbe almeno un frammento di dignità a chi lo ha compiuto.