Per immaginare la Cesenatico di quella domenica bisogna partire dal Grand Hotel. Da lì si può seguire il percorso ripreso nella rievocazione del 2004: piazza Andrea Costa, viale Carducci, la curva che tutti chiamavano «Kamikaze», via dei Mille e il ritorno verso il traguardo per viale Roma. Sulle strade della passeggiata e degli alberghi, il 26 aprile 1964, Mike Hailwood e Remo Venturi si giocarono la vittoria della gara più attesa della giornata.
Hailwood partì davanti con la sua MV, ma Venturi, in sella alla Bianchi, lo raggiunse e lo superò. L’inglese si riprese il comando, l’italiano tornò a passare. Negli ultimi giri Venturi riuscì a guadagnare una decina di metri, prima che Hailwood gli tornasse addosso. Ci fu ancora un tentativo dell’italiano, poi la MV tagliò per prima il traguardo. Ventotto giri, 112 chilometri a quasi 142 all’ora di media. Terzo arrivò Benedicto Caldarella su Gilera, risalito dopo una brutta partenza.


Il giorno dopo, sulle pagine sportive dell’Unità, l’inviato scrisse che il pubblico aveva applaudito prima lo sconfitto e poi il vincitore. È forse il dettaglio che racconta meglio quel pomeriggio. Venturi aveva già dovuto ritirarsi nella 350, quando la sua Bianchi si era fermata mentre duellava con Jim Redman. Nella 500 era tornato in pista e aveva tenuto testa a Hailwood fino agli ultimi giri. Secondo il cronista, sui due rettilinei del circuito la migliore ripresa della MV aveva fatto la differenza.
Nella stessa giornata, nella 250, vinse Giacomo Agostini. Era al primo anno tra i seniores e aveva già messo insieme cinque vittorie in cinque corse. A rileggerla oggi, fa un certo effetto la frase con cui l’inviato chiudeva il suo giudizio sul giovane pilota: era arrivato il momento, sosteneva, di metterlo alla prova nel Mondiale.
Cesenatico era una delle tappe della Mototemporada romagnola, che in primavera portava le moto da corsa sulle strade della Riviera. Oggi basta tornare davanti al Grand Hotel e incamminarsi lungo viale Carducci per ritrovare un pezzo di quella geografia. La cronaca conserva i nomi, i sorpassi e i tempi sul giro. Il resto è nelle fotografie di famiglia e nei ricordi di chi, quella domenica, aveva trovato un posto lungo il circuito.









