28 Settembre, 2026 Cesenatico

Quando noi non ci saremo più, chi gestirà le nostre pagine social?

Un tempo, dopo la morte di una persona, restavano fotografie, lettere, documenti e qualche filmino di famiglia. Oggi lasciamo dietro di noi una quantità enorme di dati: profili social, conversazioni private, caselle di posta elettronica, video, archivi nel cloud e pagine professionali. Ma che cosa ne sarà quando non ci saremo più? Chi potrà gestirli, conservarli oppure cancellarli?

La domanda non appartiene più alla fantascienza. Facebook permette di trasformare il profilo di una persona deceduta in un account commemorativo, contrassegnato dalla scritta “In ricordo di”. L’utente può indicare in anticipo un “contatto erede”, autorizzato a svolgere alcune operazioni, oppure scegliere che il profilo venga eliminato definitivamente. Il contatto, però, non diventa il proprietario dell’account e non può leggere i messaggi privati.

Anche Instagram consente ai familiari di chiedere la commemorazione o la rimozione del profilo, presentando una prova del decesso. LinkedIn conserva invece curriculum, articoli e attività professionali, ma blocca ogni accesso e interrompe notifiche, suggerimenti e richieste di collegamento. Nessuno, neppure un familiare, riceve username e password.

Google offre uno degli strumenti più completi: il “Gestore account inattivo”. Ogni persona può stabilire dopo quanto tempo di inattività debba partire la procedura e indicare fino a dieci contatti fidati ai quali affidare determinati dati, come fotografie, email, documenti di Drive o contenuti di YouTube. È possibile anche disporre la cancellazione dell’account. Senza indicazioni, Google si riserva invece la possibilità di eliminare gli account rimasti inattivi per almeno due anni.

Apple consente di nominare uno o più “contatti erede”. Dopo la morte, presentando il certificato e una chiave di accesso, queste persone possono recuperare fotografie, messaggi, note, file e backup. Restano esclusi password, dati di pagamento contenuti nel Portachiavi iCloud e prodotti digitali acquistati.

Il problema riguarda anche le pagine di giornali, imprese, associazioni e attività commerciali. Se una pagina Facebook ha un solo amministratore e il suo profilo viene reso commemorativo, la pagina può essere rimossa in seguito a una richiesta valida. Per questo è prudente nominare almeno un secondo amministratore e non lasciare l’intera presenza digitale di un’attività nelle mani di una sola persona.

In Italia esiste già una prima tutela. L’articolo 2-terdecies del Codice della privacy permette a chi ha un interesse proprio o agisce per ragioni familiari meritevoli di protezione di esercitare alcuni diritti sui dati del defunto. Ma la persona, quando è ancora in vita, può anche vietarlo espressamente. Il Garante invita quindi a verificare le regole delle singole piattaforme e a lasciare istruzioni precise, eventualmente anche attraverso un testamento.

E siamo già oltre la semplice conservazione. L’intelligenza artificiale può utilizzare messaggi, registrazioni vocali, fotografie e filmati per costruire avatar capaci di parlare con la voce di chi non c’è più. In Cina, Corea del Sud e altri Paesi stanno nascendo servizi che realizzano veri e propri “gemelli digitali” dei defunti. Non si tratta naturalmente della persona, ma di una sua fedele simulazione, costruita sulla base dei dati lasciati in rete.

Ed è qui che le domande diventano ancora più delicate. Chi può autorizzare la creazione di quell’avatar? Chi decide che cosa potrà dire? Chi custodirà i dati e chi potrà spegnerlo? E soprattutto: una presenza virtuale aiuta davvero a elaborare il lutto oppure rischia di trasformare il dolore in dipendenza e in un nuovo mercato?

La nostra identità digitale, insomma, può sopravviverci. Ma non dovremmo lasciare che siano soltanto un algoritmo, una piattaforma o i nostri familiari, nel momento più difficile, a decidere che cosa farne. Forse è arrivato il momento di pensare anche a un testamento digitale: non soltanto per proteggere password e documenti, ma per stabilire come desideriamo essere ricordati quando le nostre pagine continueranno a esistere senza di noi.

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