Il ticket sulle ricette non basta. E neppure la riorganizzazione del 118 (autisti generici al posto degli infermieri) sarà sufficiente per far quadrare i conti disastrati della sanità dell’Emilia Romagna. E allora, sul modello di una vera e propria patrimoniale, è in arrivo una tassa di scopo per finanziare l’assistenza agli anziani non autosufficienti.
La Regione, infatti, starebbe vagliando l’idea un “contributo collettivo” chiesto a tutte le persone con più di 65 anni, tra i 200 e i 600 euro a persona all’anno, in base all’Isee, con cui finanziare tutti i servizi di assistenza necessari: dalle badanti alle strutture residenziali, fino alle cure domiciliari. Un “investimento di scopo”, lo definisce l’assessore regionale alla Sanità, Massimo Fabi, che parla anche di “idea innovativa e intelligente”. L’assessore, ieri mattina a Bologna a margine di un’iniziativa dell’Ail, promuove così dunque la proposta lanciata ieri dalle colonne di ‘Repubblica Bologna’ dalla sua collega al Welfare, Isabella Conti.
“Ritengo che aprirà un ragionamento molto importante – sostiene Fabi – non solo a livello della Regione Emilia-Romagna”. Secondo Fabi, dunque, è “un’ipotesi su cui lavorare in maniera molto concreta, cercando di far comprendere come la cura verso l’anziano, se ben strutturata, significa prendersi in carico in maniera integrata tra sanitario e sociale il problema della malattia cronica, che ha più fattori con-causali. Se non si affrontano in maniera sincronica, difficilmente possono essere risolti”.