30 Settembre, 2026 Cesenatico

Schiaffo a Confesercenti: il Consiglio si spacca sulla proposta salva-negozi

L’ordine del giorno passa, ma quello che doveva essere un sostegno trasversale alla battaglia di Confesercenti finisce con una clamorosa spaccatura politica: nove favorevoli e cinque contrari. Uno “schiaffo” politico inatteso per un’iniziativa che la stessa maggioranza immaginava potesse raccogliere l’unanimità.

Il documento, presentato in Consiglio comunale da Mauro Palazzi, capogruppo di Cesenatico Civica, insieme al Partito Democratico, chiedeva di sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare di Confesercenti sulle “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”.

La proposta nazionale punta a contrastare la desertificazione commerciale attraverso le Zone economiche speciali di prossimità, agevolazioni, semplificazioni e nuovi strumenti di intervento. Confesercenti ha già superato l’obiettivo delle 50mila firme necessario alla campagna, arrivando a 50.661 sottoscrizioni al 25 settembre.

A Cesenatico, però, dove il tema della desertificazione commerciale solleva da sempre polemiche roventi, l’appello non ha prodotto il voto bipartisan sperato.

Il paradosso emerso durante il dibattito è che gli esponenti dell’opposizione hanno ripetuto di condividere la proposta nazionale. Roberto Buda ha addirittura annunciato che sarebbe andato personalmente a firmarla, così come Fabio Bandieri ha assicurato che lo avrebbe fatto il suo gruppo. Ma proprio questa distinzione ha trasformato la discussione in qualcosa di più ampio: sì alla battaglia di Confesercenti, no al modo in cui la maggioranza di Cesenatico l’ha portata in Consiglio.

L’accusa delle minoranze è stata sostanzialmente unanime: “Troppo facile chiedere interventi a Roma senza accompagnarli con impegni concreti del Comune”.

Bandieri ha indicato una possibile riduzione dell’Imu sui locali commerciali, “costruita in modo da trasferire il beneficio agli esercenti in affitto”. Buda ha aggiunto parcheggi, sicurezza, decoro, eventi e meno burocrazia. Filippo Zamagni ha chiesto “maggiore capacità di governo sulla tipologia delle attività che si insediano nelle aree di pregio”, mentre Zarrelli ha contestato l’assenza nel documento di impegni rivolti anche agli enti locali.

Da qui i cinque no.

La maggioranza ha reagito duramente. Mario Drudi, capogruppo PD, ha ricordato che quello portato in aula era sostanzialmente “lo schema promosso da Confesercenti e utilizzato anche in altri Consigli comunali”: trasformarlo in un processo alle politiche commerciali della Giunta, secondo Drudi, significava snaturarne il senso. Palazzi ha contestato apertamente la coerenza di chi dice di condividere e voler firmare la proposta nazionale ma poi vota contro il documento che la sostiene.

L’assessore alle Attività produttive Lorena Fantozzi ha invece difeso l’azione del Comune (“Per il commercio abbiamo fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità) e ricordato i limiti degli strumenti a disposizione degli enti locali: la pressione fiscale sulle imprese, ha sostenuto, “richiede soprattutto interventi nazionali”, mentre il Comune – ha ricordato – “ha progressivamente aumentato le risorse destinate ai bandi per giovani imprese ed edicole”.

Ad un certo punto, lo stesso sindaco Gozzoli è intervenuto nel dibattito rivolgendosi direttamente ai banchi delle opposizioni: “Se non eravate d’accordo, potevate dirlo prima…”. 

Resta però il dato politico. Confesercenti porta in Consiglio una battaglia pensata per essere trasversale e Cesenatico risponde dividendosi 9 a 5. Non è una bocciatura della proposta di legge, perché persino diversi consiglieri contrari hanno annunciato di volerla sottoscrivere. È però un segnale che va oltre questa singola votazione: anche le proposte delle associazioni di categoria non vengono più recepite automaticamente dalla politica come terreni neutrali e indiscutibili.

E forse è proprio questo l’elemento più interessante della serata. In un momento nel quale commercianti e associazioni chiedono maggiore ascolto alle istituzioni, una parte del Consiglio ha risposto che la rappresentanza delle categorie, da sola, non basta: quando una proposta entra nell’aula politica, viene discussa, contestata e misurata anche sulle responsabilità locali.

Il documento alla fine è passato. Ma l’unanimità, quella no.

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