Non esiste una mappa segreta degli squali di Cesenatico, ma qualcosa che le assomiglia è custodito nella memoria dei pescatori. Avvistamenti, catture finite per caso nelle reti e cambiamenti osservati in oltre trent’anni di lavoro sono stati raccolti in una tesi magistrale in Biologia marina dell’Università Politecnica delle Marche.
Lo studio, realizzato da Beatrice Cucchi nell’anno accademico 2022-2023, è dedicato alla razza stellata e all’andamento della commercializzazione degli elasmobranchi, il gruppo che comprende squali e razze. Per ricostruirne la presenza nel tempo, la ricercatrice ha intervistato dieci pescatori del porto di Cesenatico.
Le interviste, mantenute anonime, hanno riguardato gli anni di attività, il tipo di pesca praticato, la distanza dalla costa, la frequenza delle uscite e soprattutto gli incontri con squali e razze. La maggior parte dei partecipanti lavora in mare da più di 35 anni e pratica la pesca a strascico: un patrimonio di osservazioni quotidiane difficilmente rintracciabile nelle statistiche ufficiali.

Il ricordo condiviso conduce agli anni Ottanta, indicati come il periodo delle catture migliori. In seguito sarebbe cominciato un progressivo calo. Sei pescatori su dieci hanno dichiarato di avere notato una diminuzione degli elasmobranchi; due, al contrario, hanno segnalato un aumento, mentre uno non ha riscontrato variazioni significative. Nella maggioranza dei casi squali e razze non erano l’obiettivo della battuta di pesca, ma finivano accidentalmente nelle reti.
Occorre però sgombrare il campo dall’immaginario cinematografico. Parlare di squali nell’Adriatico non significa necessariamente evocare animali giganteschi o pericolosi per i bagnanti. Fra le specie considerate nell’analisi commerciale compaiono gattuccio, palombo, spinarolo, smeriglio, squalo volpe e squalo angelo, insieme ad aquila di mare, vescovo e diverse razze. È un “bestiario” molto più articolato e meno minaccioso di quello suggerito dalla parola squalo.
I racconti raccolti a Cesenatico sono stati messi a confronto con dieci anni di dati del mercato ittico di San Benedetto del Tronto. Dal 2010 al 2020 squali e razze hanno rappresentato mediamente appena il 2 per cento delle vendite complessive, con punte del 3 per cento. Le razze risultano predominanti, probabilmente perché vivono su fondali costieri e sono più facilmente intercettate dalle reti.
La ricerca non pretende di trasformare dieci testimonianze in un censimento scientifico dell’Adriatico. Mostra però quanto la conoscenza dei pescatori possa aiutare a ricostruire mutamenti avvenuti lentamente, quando mancavano controlli sistematici. Dal porto di Cesenatico emerge così la fotografia di un mare che continua a ospitare squali e razze, ma che, almeno nella memoria di chi lo frequenta da una vita, appare oggi meno ricco rispetto a quarant’anni fa.