Un uomo a Bologna entra in un supermercato armato di un tondino di ferro e rende necessario l’intervento dei carabinieri (nella foto). Simone Cicalone, influencer che da tempo realizza contenuti dedicati al degrado e alla sicurezza urbana, è presente e documenta quanto accade. Di fronte a questa scena, quale dovrebbe essere la prima preoccupazione della politica?
Per Debora Serracchiani, deputata del Partito democratico, il problema sembra essere soprattutto un altro: chi abbia avvisato Cicalone, perché fosse lì e quale rapporto esista fra l’Arma e i cosiddetti “influencer del degrado”. Domande formalmente legittime, soprattutto quando entrano in gioco autorizzazioni, riservatezza e tutela delle persone riprese. Ma è difficile non vedere, ancora una volta, l’ormai abituale strabismo di una parte della sinistra: la telecamera finisce sotto accusa, mentre ciò che sta davanti all’obiettivo passa quasi in secondo piano.
Il rapporto fra operatori dell’informazione e forze dell’ordine non rappresenta certamente una novità. Da sempre i giornalisti coltivano fonti all’interno delle istituzioni e vengono informati di fatti rilevanti. È uno dei meccanismi attraverso i quali le notizie diventano pubbliche. Cicalone non è un giornalista, ma un comunicatore che utilizza strumenti e linguaggi differenti. Questo non significa che debba avere accessi privilegiati o sottrarsi alle regole; significa, però, che la sua presenza non può essere trasformata automaticamente in uno scandalo.
Se vi sono state irregolarità, sarà giusto accertarle. Ma la politica dovrebbe avere almeno la stessa solerzia nel domandarsi perché una persona armata di un oggetto contundente si trovasse in un luogo frequentato da famiglie, lavoratori e bambini. Quali rischi correvano i presenti? Si poteva prevenire quella situazione? Esistono condizioni di insicurezza che vengono affrontate soltanto quando esplodono?
Sono queste le domande che interessano davvero i cittadini. Concentrarsi prioritariamente su chi riprende, anziché su ciò che viene ripreso, rischia di trasformare il racconto del degrado nel problema, lasciando il degrado sullo sfondo.
Il punto non è difendere Cicalone a prescindere, né concedere patenti speciali ad influencer o giornalisti. Il punto è ristabilire una gerarchia delle responsabilità e delle preoccupazioni. Prima viene la sicurezza delle persone; poi vengono le modalità con cui un intervento viene raccontato. Quando la politica inverte quest’ordine, finisce per occuparsi più della forma che della sostanza. E la realtà, anche spegnendo la telecamera, resta esattamente dov’è.