Tre tartarughe marine sono tornate a nuotare libere nelle acque dell’Adriatico dopo essere state recuperate e curate grazie a una collaborazione che coinvolge direttamente i pescatori di Cesenatico. Il rilascio è avvenuto al largo di Ravenna, nell’ambito della tredicesima edizione della Festa della Cozza Selvaggia, manifestazione alla quale anche quest’anno ha preso parte il CESTHA, il Centro Sperimentale per la Tutela degli Habitat.
Gli animali erano rimasti accidentalmente impigliati nelle reti da pesca e sono stati sbarcati e affidati al centro dai pescatori cesenaticensi. Una scelta tutt’altro che scontata e fondamentale per la loro sopravvivenza. «I pescatori di Cesenatico hanno una grande sensibilità – spiega Simone D’Acunto, direttore del CESTHA – e decidono di consegnarci le tartarughe anziché ributtarle immediatamente in mare».
Quando una tartaruga resta intrappolata a lungo nelle reti, infatti, può subire conseguenze anche gravi. Pur vivendo in acqua, questi rettili respirano aria e durante la cattura possono inalare acqua nei polmoni. Un rilascio immediato, senza controlli, potrebbe quindi provocare complicazioni nelle ore successive. Per questo gli esemplari vengono trasferiti al centro, sottoposti ad accertamenti e seguiti fino alla completa guarigione.
Le tre tartarughe liberate durante la manifestazione erano ormai pienamente ristabilite e pronte per il ritorno nel loro ambiente naturale. Per il rilascio è stata scelta la zona delle piattaforme al largo di Ravenna, considerata particolarmente adatta a garantire una prima fase di ambientamento in condizioni di maggiore sicurezza.
«Esiste una doppia protezione – sottolinea D’Acunto – perché tutte le attività sono interdette nel raggio di 500 metri attorno alle piattaforme e l’intera area che le comprende è comunque preclusa alla pesca a strascico. In questo modo le tartarughe hanno la possibilità di trascorrere le prime ore e i primi giorni in una zona più tranquilla».
La scelta non dipende soltanto dai divieti. Gli studi e i monitoraggi effettuati negli anni dal CESTHA hanno infatti evidenziato come le piattaforme, nonostante siano generalmente associate alle attività legate ai combustibili fossili, siano diventate veri e propri punti di concentrazione della vita marina.
«Le piattaforme rappresentano un ottimo hotspot di biodiversità – aggiunge il direttore – e svolgono una funzione simile a quella di un’oasi. Le tartarughe possono trovare subito alimentazione e riprendere rapidamente le proprie abitudini di predazione in ambiente selvatico».
La liberazione ha così rappresentato non solo uno dei momenti più emozionanti della Festa della Cozza Selvaggia, ma anche il risultato concreto della collaborazione tra ricercatori e marineria. Un rapporto che consente di trasformare catture accidentali potenzialmente fatali in nuove opportunità di vita, confermando il ruolo dei pescatori di Cesenatico nella tutela dell’ecosistema marino.