La pista ciclabile di Gatteo Mare, lungo viale Giulio Cesare, è da anni uno degli esempi più evidenti di come un’opera pubblica possa essere realizzata senza una vera visione della mobilità sostenibile. Più che un’infrastruttura pensata per pedoni e biciclette, appare come un intervento nato soprattutto per poter dire che una ciclabile esiste.
Le due corsie che attraversano il lungomare hanno una larghezza di appena 80-90 centimetri e, fin dall’origine, sono state penalizzate dalla presenza di numerosi ostacoli: alberi, bidoni dell’immondizia, cartelloni pubblicitari, contatori elettrici e casse acustiche.
A questo si aggiunge la scelta di creare un percorso promiscuo, condiviso con i pedoni. Il risultato è uno spazio confuso, scomodo e poco sicuro, che da tempo meriterebbe di essere ripensato completamente.
Negli anni, all’inadeguatezza del progetto si è sommato il problema della “sosta selvaggia”. Quello che dovrebbe essere un percorso destinato a pedoni e biciclette viene spesso utilizzato come parcheggio temporaneo gratuito: auto, camion, tricicli della verdura e perfino pullman occupano regolarmente lo spazio. Una situazione che non può essere giustificata dalla necessità di recarsi in posta, in banca, al bar o di svolgere una commissione veloce.

Eppure, negli ultimi vent’anni, nessuna amministrazione comunale è riuscita davvero ad arginare il degrado. Non servirebbe necessariamente una politica fatta solo di multe e tolleranza zero. Basterebbe iniziare da interventi concreti: creare quattro o cinque aree dedicate al carico e scarico merci per gli hotel, anche sacrificando alcuni stalli blu, e aumentare gli spazi riservati a biciclette e motocicli, così da incentivarne l’uso al posto dell’auto.
Il risultato di questo immobilismo è sotto gli occhi di tutti. Ogni mattina chi si dirige verso la spiaggia, a piedi o in bicicletta, è costretto a procedere a zig-zag tra decine di veicoli parcheggiati lungo il percorso.
Ma forse il problema più grave non è solo la sosta selvaggia. È l’atmosfera che questa situazione trasmette. Chi sceglie una località come Gatteo Mare lo fa anche per lasciarsi alle spalle il caos delle grandi città, il traffico, la frenesia quotidiana e quel senso di disordine che accompagna spesso la vita urbana. Cerca tranquillità, passeggiate sul lungomare, spazi ordinati e la possibilità di pedalare in sicurezza.
Invece, proprio nel cuore della località, si ritrova in uno scenario che ricorda più una periferia congestionata che una stazione balneare affacciata sull’Adriatico. Sosta selvaggia, percorsi interrotti, spazi contesi e una sensazione costante di confusione finiscono per danneggiare non solo la mobilità, ma anche l’immagine turistica del paese.
Per anni la comunità locale si è abituata a considerare tutto questo “normale”. Ma è davvero normale che, in una località che vive di accoglienza, il lungomare continui a offrire un’immagine così lontana da quella che dovrebbe accompagnare una vacanza al mare?
La VoceRomagnola



