5 Ottobre, 2026 Cesenatico

Vongolari abusivi, sottratto il moscone del salvataggio: “Così si mettono a rischio i soccorsi”

La storia si ripete, notte dopo notte. Ormai da diversi anni. Quando la spiaggia si svuota, pescatori abusivi entrano nello specchio d’acqua compreso tra le scogliere e la battigia per raccogliere vongole mediante pompe aspiranti alimentate da generatori.

A rendere la vicenda ancora più preoccupante sono due aspetti. Il primo riguarda la destinazione del pescato: vongole raccolte fuori dai canali autorizzati, prive della tracciabilità e dei controlli sanitari necessari per essere commercializzate regolarmente. Molluschi che rischiano così di arrivare sulle tavole attraverso un mercato parallelo, con possibili conseguenze anche sul fronte della sicurezza alimentare.

Il secondo problema coinvolge direttamente il servizio di salvataggio. Per raggiungere il mare, infatti, gli abusivi utilizzerebbero spesso i mosconi lasciati sulla spiaggia dai bagnini, prelevandoli senza autorizzazione e abbandonandoli successivamente lontano dalle torrette, sporchi o danneggiati.

Il moscone non è una semplice imbarcazione: è uno strumento di soccorso che deve trovarsi sempre al proprio posto ed essere immediatamente utilizzabile. Anche pochi minuti persi per cercarlo o verificarne le condizioni potrebbero risultare decisivi durante un’emergenza.

A raccontare l’ultimo episodio è Damiano Zamagni, addetto al salvataggio in servizio davanti al Bagno Nettuno di Villamarina.

“Quando ieri mattina sono arrivato al lavoro non ho trovato il moscone accanto alla torretta. Ho pensato subito che fosse stato preso durante la notte dai pescatori abusivi. Il giorno precedente era accaduta la stessa cosa al bagnino dello stabilimento vicino: il mezzo era stato portato via e poi abbandonato lontano”.

Zamagni si è messo immediatamente alla ricerca dell’imbarcazione: “Dovevo iniziare il servizio e il moscone doveva essere armato e pronto per un eventuale intervento. L’ho ritrovato danneggiato e con ancora a bordo resti di vongole. Il mio non è un lavoro qualsiasi: svolgo un servizio di pubblica necessità e devo poter contare sul mezzo di salvataggio in ogni momento. Non posso perdere tempo a cercarlo, né rischiare di trovarlo inutilizzabile”.

Il bagnino riferisce di avere segnalato l’accaduto alla Capitaneria di Porto, ricevendo l’indicazione di presentare una denuncia. Un esposto ai carabinieri, tuttavia, sarebbe già stato depositato in passato per episodi analoghi: “Questa situazione va avanti da oltre un anno ed è conosciuta da tutti – conclude Zamagni –. Ogni notte ci sarebbero persone che entrano in mare per pescare abusivamente, prendendo anche i mosconi lasciati a riva. Com’è possibile che un problema tanto noto e ricorrente non sia stato ancora risolto?”. 

La crisi provocata dal granchio blu ha colpito duramente numerose imprese della pesca, in particolare nell’area del Comacchiese. Un’emergenza economica e sociale che merita attenzione e risposte concrete, ma che non può giustificare la pesca abusiva, l’immissione sul mercato di prodotti privi di tracciabilità e, soprattutto, l’utilizzo non autorizzato di mezzi indispensabili per la sicurezza dei bagnanti.

LaVoceRomagnola

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