In Emilia-Romagna i medici obiettori sull’interruzione di gravidanza sono passati dal 46% del 2020 al 38% del 2025 (a fronte del 63% della media nazionale), mentre nel 2024 il 73% delle interruzioni volontarie di gravidanza è avvenuto utilizzando la pillola RU486.
Il quadro è stato fornito dall’assessore regionale alla Salute, Massimo Fabi, rispondendo al question time in Assemblea legislativa a una sollecitazione della consigliera Simona Lembi (Pd) che chiedeva alla Regione di garantire l’applicazione della legge 194.
“La legge 194 è stata una delle tre leggi sanitarie introdotte nel 1978 e che hanno cambiato la sanità italiana per sempre – ha ricordato Lembi – Da allora, il risultato è che gli aborti, oltre che essere usciti dalla clandestinità, sono diminuiti, passando dai 234mila del 1983 (anno record) ai 66.400 nel 2020, una riduzione che ha fatto dire all’Istituto Superiore di Sanità che ‘si tratta di uno tra i più brillanti interventi di prevenzione di salute pubblica realizzati in Italia’”.
“Esistono realtà regionali – aggiunge Lembi – in cui si registrano percentuali estremamente elevate di obiezione tra ginecologi, anestesisti e personale sanitario, con il risultato di rendere difficoltoso, se non impossibile, l’accesso effettivo all’interruzione volontaria di gravidanza in strutture pubbliche”.