Il 31 dicembre del 2024 è formalmente scaduto il contratto che, da vent’anni esatti, legava la Yacht Service S.r.l. del forlivese Fabrizio Pasini alla Ferretti Yatch, il colosso ravennate delle barche di lusso che, in questi anni, hanno dato grande lustro al porto di Cesenatico.
In molte occasioni, per la verità, il varo delle barche è avvenuto sotto un velo di sobria riservatezza, come quando il figlio di David Beckham e dell’ex Spice Victoria Adams venne in incognito nella nostra città per ritirare il suo “Wally 58”. Assieme a lui, inviati perlopiù dai dealer maltesi, tanti altri personaggi del jet-set che, da quest’anno, purtroppo non vedremo più.
La Ferretti Group, infatti, al centro di un radicale processo di riorganizzazione, ha deciso di abbandonare il cantiere all’interno del porto turistico di Onda Marina.
A spiegarci tutto è proprio Fabrizio Pasini, l’imprenditore che, in questi anni, ha avuto la fortuna di lavorare sui più esclusivi e multimilionari panfili del mondo.
Fabrizio, da quanto tempo la Ferretti lavorava al porto di Cesenatico?
“Io sono arrivato qui nel 2004 e la Ferretti c’era già. Anzi, ricordo che scelsi Cesenatico proprio perché, già da tempo, il colosso ravennate varava le sue barche su questa banchina”.
Quando è scaduto il contratto con la Ferretti e perché, dopo 20 anni, non è stato rinnovato?
“E’ scaduto il 31 dicembre 2024 e le ragioni sono essenzialmente di natura logistica, nel senso che Ferretti – dopo essere passata in mano ai cinesi – ha deciso, per questioni funzionali ed economiche, di accentrare tutti i suoi servizi nel porto di Ravenna. A quel punto la collaborazione con Cesenatico non aveva più senso”.

Cosa c’è oggi a Ravenna che Cesenatico non riusciva più a garantire?
“Direi gli spazi. A Ravenna hanno costruito un avveniristico cantiere di centomila metri quadrati e qui hanno accorpato in un unico sito l’intera filiera produttiva. Del resto, il settore è cambiato e il mercato richiede imbarcazioni sempre più grandi. A Marina di Ravenna oggi riescono a costruire scafi fino a 28 metri, mentre nel nostro porto, progettato lo ricordo nel 1974, la barca più grande mai arrivata era di 22 metri con una larghezza dello scafo di quasi sei metri, le stesse dimensioni della vasca del porto turistico di Cesenatico…”.
Quindi un divorzio inevitabile?
“In un certo senso sì perché qui con gli spazi eravamo già al limite. Abbiamo avuto stagioni in cui avevamo sei barche in cantiere e quindici in acqua. Per lavorare in maniera comoda tra quei colossi servivano spazi molto più ampi”.
Cosa prevedeva il contratto con Ferretti?
“Era un accordo rinnovato di anno in anno ed il compenso dipendeva ovviamente dal numero di barche su cui lavoravamo che, tra parentesi, negli ultimi anni è sempre aumentato in maniera significativa. Ferretti in 20 anni ci ha garantito una continuità di lavoro nei dodici mesi che nessun altro cantiere oggi sarebbe in grado di replicare”.
Quanti yatch Ferretti sono transitati in questi anni sulla banchina di Cesenatico?
“Potevamo ospitare dalle trenta alle sessanta barche all’anno ma, come detto, gli ordinativi in questi ultimi anni sono sempre aumentati, a volte anche del 40%”.
Da dove provenivano le barche e quali lavori effettuavate di solito?
“Provenivano, via ruota, tutte dallo storico cantiere di Forlì. Noi ci occupavamo dei lavori più disparati, dalla preparazione del fondo con l’anti-vegetativo alla sostituzione delle eliche. Prima di essere consegnate ai legittimi proprietari, poi, le barche dovevano essere sottoposte ad almeno due settimane di collaudi. E Cesenatico era proprio il porto in cui venivano effettuate le ultimissime verifiche. Solo al termine di questo intenso periodo di revisione venivano spedite in Asia, negli Stati Uniti e, in misura minore, nei porti europei”.
Qual è stato il panfilo Ferretti più prezioso che ha attraccato nella banchina di Cesenatico?
“Probabilmente il Wally 100, una delle ultime barche progettate dalla Ferretti che viene venduta da listino ad un prezzo di oltre due milioni di euro. In ogni caso, nessuna di quelle barche costa meno di 800mila euro”.
L’addio di un brand come Ferretti cosa comporterà, in termini di perdite, per il porto di Cesenatico?
“Mah, direi abbastanza perché, al di là del nostro servizio, c’era un indotto che lavorava parecchio con i nostri clienti. Circa il 15% degli yacht, infatti, veniva consegnato proprio a Cesenatico e, quindi, in quelle occasioni, i vari armatori si fermavano nella nostra città, acquistando tutto il necessario da ‘Mazzeo’ o da ‘Nautica e Pesca’, cenando con il loro entourage nei ristoranti del porto e soggiornando negli alberghi della città. Era una clientela alto-spendente, che lasciava tanto sul territorio, ecco perché l’addio della Ferretti dispiacerà a tanti”.
