7 Novembre, 2026 Cesenatico

Cesarino, il barbiere che scommise duecento barbe e finì su un bombardiere

LA SCOMMESSA DI CESARINO

Ogni volta che attraverso in bicicletta il quartiere “la Bosca” mi capita di svoltare spontaneamente in via Puccini. 

Lì sono nato, in una casa gialla che ora non c’è più, di fianco al “Forno” sorto qualche anno dopo il passaggio del fronte, quando ero bambino. 

Il “Forno” c’è ancora. Era stato costruito nel retro di una modesta casupola con tanti sacrifici da Silvio “cataplón”, ragazzo buono e assai laborioso nato in una famiglia non certo ricca, dove il padre Primo pescava anche d’inverno col bertuello (cugól) e le nasse, immergendosi fino alla cintola nell’acqua fredda della battigia poiché non aveva la tuta di gomma, che costava un patrimonio. 

Di tutti coloro che abitavano quella strada, personaggi straordinari e pittoreschi, non è rimasto più nessuno. I vecchi sono passati a miglior vita e, dopo la guerra, molte famiglie si sono trasferite in abitazioni più vicine al centro storico, dato che “la Bosca” era un quartiere in gronda alla campagna. 

Quelli di mezza età e i giovani d’oggi, poi, nel dopoguerra immediato non erano ancora nati. Di tutte le persone che ancora mi porto nel cuore, perché nelle radici della memoria i ricordi più verdi non intendono sbiadirsi mai, è rimasta solo Adele. 

Ha qualche anno più di me, ma ha una memoria di ferro ed è di una simpatia spassosa. Abita all’incrocio di via Monti con via Puccini e, quando passo da quelle parti, se la vedo nel cortile o seduta nel terrazzino del giardino con suo marito Bianco le dò la voce, e allora è sempre un tuffo nel passato, nel ricordo dei fatti e dei personaggi strampalati che hanno animato quella via felliniana. 

I nostri discorsi finiscono sempre per toccare le vicende grottesche e quasi inverosimili della nostra strada, come quella che ha avuto come protagonista Cesarino. Era di Rimini, e durante il passaggio del fronte era venuto a chiedere ospitalità appunto ai genitori di Silvio, suoi parenti, nella casupola dove qualche anno dopo sarebbe sorto il “Forno”. 

Cesarino, basso di statura, timido e sempre impomatato, di mestiere faceva il barbiere e con l’arrivo delle truppe di occupazione, quando gli uomini cercavano di arrangiarsi in ogni lavoro con gli Alleati per guadagnare qualcosa, egli si era intrufolato all’interno del campo di aviazione militare (dove oggi c’è il lungomare di ponente) per esercitare il suo mestiere al servizio degli ufficiali e dei piloti. Così aveva stretto amicizia con molti di essi, specialmente con l’equipaggio di un bimotore “Baltimora” pilotato dal Capitano Gordon, un simpaticissimo ragazzone sudafricano arruolato nella R.A.F. che spesso la sera veniva a veglia attorno al camino della casetta della famiglia di Silvio e Cesarino (dove si radunavano anche i miei), portando cioccolato per noi bambini, scatolette e sigarette per gli adulti. 

Proprio una di quelle sere era nata la strana scommessa: Gordon, che parlava discretamente la nostra lingua, aveva sfidato Cesarino a salire sul suo aereo e a partire con lui in missione. Se Cesarino avesse avuto questo coraggio il Capitano gli avrebbe pagato una somma pari a 200 barbe; in caso contrario il barbiere avrebbe fatto a lui 200 barbe gratis. 

E il pomeriggio successivo, mentre il “Baltimora” era pronto al decollo, una jeep era arrivata velocissima nella bottega di Cesarino, lo aveva caricato e imbarcato sull’aereo già coi motori accesi. Cesarino in principio aveva pensato che fosse tutta una messinscena per impressionarlo, ma quando il bombardiere si era alzato in volo era impallidito. Chiedeva aiuto e urlava, ma, legato com’era a un seggiolino, nessuno gli dava ascolto. 

Quando, dopo un tempo per lui lunghissimo, aveva sentito una sferzata di aria fredda sul volto e Gordon gli aveva detto: «Fatto! Abbiamo sganciato su Berlino. Tutto OK, ora ce ne torniamo a casa», il povero barbiere si era sentito venir meno e… se l’era fatta addosso! Proprio così, sporco fino alla schiena! 

Pallido e… maleodorante, Gordon e gli amici piloti lo avevano portato a casa che era già notte, festosi perché vincitori della scommessa. Cesarino era rimasto a letto due giorni con la diarrea. Povero barbiere! Ed anche povero Capitano. 

Infatti Gordon qualche settimana dopo la burla, in un volo di addestramento, per un guasto all’aereo si era inabissato in mare con tutto l’equipaggio. A due chilometri dalla riva, di fronte alla colonia AGIP.

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