La farina aumenta, ma quanto cambia davvero il costo di una piadina? Per Cesenatico, dove chioschi, forni e pizzerie fanno parte dell’offerta quotidiana e turistica, la domanda riguarda sia chi lavora dietro il banco sia chi paga.
Nella giornata di ieri alla Borsa merci di Bologna il frumento tenero panificabile ha registrato un rialzo superiore al 15% fra giugno e ottobre 2026, raggiungendo 259 euro alla tonnellata. Un aumento della materia prima che non equivale automaticamente a un rincaro della farina acquistata dagli esercenti, ma che – nel medio lungo periodo – rischia di incidere non poco sul prezzo al consumatore.
Fra il campo e il bancone, va detto, ci sono anche molitura, trasporto e distribuzione. Nel prezzo della piadina entrano poi gli altri ingredienti dell’impasto e, soprattutto nelle versioni farcite, salumi, formaggi e verdure. Si aggiungono lavoro, corrente, gas, affitto, confezioni e manutenzione.
Conta anche quanti mesi si resta aperti: per un’attività stagionale, recuperare le spese fisse in un periodo limitato è diverso dal distribuirle sull’intero anno. In ogni caso, piadina e pizze, che già nei ultimi anni hanno subito robusti rincari, rischiano di aumentare ancora.