Se il 2025 fosse un falò di fine dicembre, a Cesenatico ci finirebbero dentro soprattutto le notizie che hanno tolto fiato alla comunità, quelle che ti costringono a guardare in faccia fragilità, rischi e rabbia.
La prima brace è l’estate dei giovanissimi: il dolore per la morte, nel giro di appena due settimane, di Manuel Budini e Sofia Maroni. Per loro lacrime e giorni d’agonia che hanno trasformato la tragedia in un grande lutto collettivo.
Poi c’è il naufragio del Calimero Sanpa che, a fine gennaio, strappa per sempre una pagina importante nel grande diario della marineria di Cesenatico. Troppo gravi i danni riportati: lo scafo non tornerà più in mare. La gara di solidarietà che ne segue attenua il dolore per un naufragio con qualche lato oscuro, ma non sarà un’inchiesta sulle cause a cambiare l’epilogo di questa triste storia.
Ad inizio maggio, a Largo San Giacomo, un senegalese – armato di coltello – scatena il panico con il tentativo di sequestro di una donna all’interno della sua abitazione. A sventare il dramma un carabiniere costretto, per legittima difesa, a sparare due colpi alle gambe dell’aggressore. Poteva essere una tragedia, resta una brutta pagina di cronaca nera.
E ancora, il lavoro che fa male: l’incidente durante la potatura con un operaio rimasto gravemente ferito (ipotesi folgorazione/contatto con linee elettriche). Un episodio che riapre il tema di sicurezza e procedure.
Ottobre ha portato l’altra grande immagine da bruciare: la mareggiata “da record”, con acqua in strada, attività allagate e danni lungo i lungomari. Il mare che entra in città è la fotografia più amara dell’autunno.
Infine, le ombre “di sistema”: la bufera sullo scouting a pagamento che ha coinvolto Salvatore Bagni ha lasciato uno strascico di sfiducia e imbarazzo: perché certi sogni, se diventano “tariffa”, pesano su tutti.
Bruciare non significa rimuovere: significa chiudere l’anno sapendo cosa non ripetere. E decidere che nel 2026 certe pagine non le vogliamo più leggere.