Che cosa vive nella sabbia sulla quale camminiamo, stendiamo gli asciugamani e lasciamo giocare i bambini? Per rispondere a questa domanda un gruppo di ricercatori ha trasformato una spiaggia di Cesenatico in un insolito laboratorio a cielo aperto, sperimentando persino l’impiego della calce viva per ridurne la contaminazione microbica.
Lo studio, pubblicato nel 2023 da ricercatori dell’Università di Ferrara e di altri centri scientifici, ha preso in esame campioni raccolti tra novembre 2020 e giugno 2021. La sabbia venne prelevata nella parte più arretrata dell’arenile, a circa 70 metri dall’acqua, sia in superficie sia a 20 centimetri di profondità. I campioni, conservati in contenitori refrigerati, furono analizzati attraverso colture microbiologiche, sequenziamento genetico e tecniche capaci di rilevare i geni di resistenza agli antibiotici.
Ne è emerso un mondo invisibile e assai affollato. I ricercatori hanno individuato enterobatteri, enterococchi, stafilococchi e diversi microrganismi potenzialmente patogeni o opportunisti. Sono state rilevate anche tracce genetiche riconducibili a funghi, piccoli organismi e virus a Dna, oltre a geni associati alla resistenza verso alcuni antibiotici, fra cui macrolidi, aminoglicosidi e vancomicina. Secondo gli autori, una parte dei batteri di origine fecale potrebbe essere collegata agli animali e alle attività zootecniche presenti nel territorio.
La ricerca non dimostra, però, che la spiaggia di Cesenatico rappresentasse un pericolo per i bagnanti. Lo studio riguardava un’area specifica, non indicata nel documento, e gli stessi studiosi precisano che i prelievi non coprirono la piena stagione estiva. L’obiettivo era soprattutto evidenziare come, mentre l’acqua viene sottoposta a controlli regolari, la qualità microbiologica della sabbia riceva molta meno attenzione.
La parte più originale dell’esperimento riguardò l’impiego della calce viva, o ossido di calcio, mescolata alla sabbia in concentrazioni comprese fra l’1 e il 3%. Nelle prove di laboratorio il trattamento inattivò oltre il 99% di batteri e funghi nell’arco di un giorno e i virus utilizzati nei test entro un’ora. Nella sperimentazione sul campo la popolazione microbica diminuì fino al 90%, restando bassa per alcune settimane. Successivamente il microbioma tornò gradualmente ai valori iniziali, mostrando che l’effetto era reversibile.
Non si tratta, dunque, di una pratica già applicabile liberamente agli arenili. La calce deve essere maneggiata con precauzione e, in concentrazioni elevate o a contatto con l’acqua, potrebbe danneggiare pesci e molluschi. Serviranno ulteriori studi sugli effetti per flora e fauna. La ricerca condotta a Cesenatico apre però una prospettiva insolita: per stabilire se una spiaggia sia davvero pulita, in futuro potrebbe non bastare analizzare soltanto il mare.