Le fibrillazioni che attraversano Forza Italia a livello nazionale, riaccese dalla ruvida polemica sulla presunta discesa in campo di Marina Berlusconi (che ha seccamente smentito), vengono seguite con attenzione anche nei territori. E Cesenatico non fa eccezione.
Qui il confronto sul futuro del partito si intreccia con un’esigenza ormai non più rinviabile: una riorganizzazione profonda, capace di ricostruire, in vista delle prossime elezioni, un’area moderata solida, credibile e radicata.
In questo quadro, l’onorevole Rosaria Tassinari sembra intenzionata a lavorare a una rifondazione autentica del partito, con l’obiettivo di rilanciare Forza Italia anche sul piano locale, rimettendo al centro classe dirigente, visione politica e capacità di attrarre nuove energie. E il tema riguarda inevitabilmente anche i nomi.
Il più volte annunciato disimpegno dalla politica di Roberto Buda, che con la Tassinari vanta la sintonia più solida (entrambi provengono dal mondo di CL), apre una riflessione sulla successione e sugli equilibri interni. Di certo c’è che il Risorgimento azzurro non partirà dai vecchi esponenti del partito: le ruggini della legislatura Buda non sono state dimenticate e dunque, perlomeno nelle fasi iniziali, non avranno alcun ruolo Antonio Tavani, Luciano Bassi e Giovanni Fattori.
Si pescherà dunque nella lista civica di centrodestra e, tra i nomi evocati, c’è sicuramente quello di Fabio Bandieri, indicato da molti come possibile erede. Ma, almeno finora, anche lui non sembra davvero deciso a compiere il salto, forse più tentato da una nuova esperienza civica.
Tra i papabili c’è anche Lina Amormino che, superati i problemi personali che ne avevano limitato l’impegno politico, potrebbe tornare ad essere una risorsa preziosa (nel 2016, lo ricordiamo, portò a casa 306 preferenze). Ma anche qui bisognerà capire i nomi della compagine, tenendo conto dei grossi problemi che la Amormino ebbe, dieci anni fa, con l’allora vertice del partito.
Naturalmente, le prospettive di Forza Italia non dipenderanno soltanto dalle dinamiche locali. La partita si giocherà anche sul piano nazionale. Giorgia Meloni viene descritta da alcuni osservatori in lieve flessione nei sondaggi ma, nonostante una fase complessa, i dati continuano a indicare una sostanziale tenuta del suo consenso.
Il punto, però, è un altro: se Fratelli d’Italia dovesse andare incontro a un arretramento più marcato e se la Lega continuasse a non recuperare terreno, potrebbe riaprirsi uno spazio significativo proprio per Forza Italia. Non per inerzia, però, né per semplice nostalgia. Quel consenso potrebbe tornare solo a condizione che il partito riesca a presentarsi come approdo serio per un elettorato moderato in cerca di una proposta più centrista, liberale e rassicurante.
Ed è qui che riemerge il cosiddetto “fattore Berlusconi”. Marina Berlusconi ha smentito con decisione ogni ipotesi di impegno diretto, ma il suo nome continua a esercitare un richiamo simbolico su una parte dell’elettorato moderato. Certo, l’Italia di oggi non è quella dei grandi anni del berlusconismo: il contesto politico, sociale e culturale è cambiato profondamente. Eppure il marchio Berlusconi conserva ancora una forza evocativa tutt’altro che irrilevante.
Per questo l’eventuale rilancio di Forza Italia, anche senza una discesa in campo diretta di Marina Berlusconi, potrebbe comunque beneficiare di un traino nazionale importante. E nei territori, da Cesenatico in avanti, questo significherebbe poter tornare a costruire una prospettiva politica non marginale, con percentuali potenzialmente significative e una nuova centralità nel centrodestra.